Un gruppo di cittadini di Taranto ha depositato, nel commissariato Borgo del capoluogo ionico, un esposto penale contro i gestori di Acciaierie d’Italia.
Nella denuncia – presentata da Luciano Manna (VeraLeaks), Carla Lucarelli (associazione Giorgioforever) e Lucia Minerba (Giustizia per Taranto) – si chiede di accertare eventuali responsabilità dei commissari straordinari, del ministro Adolfo Urso e dei vertici dello stabilimento.
Una ventina di cittadini, con i consiglieri comunali Antonio Lenti (Avs), Luca Contrario (Pd) e Gregorio Stano (M5S), si è radunata sotto il Comune prima di recarsi in Prefettura e poi in commissariato. «Siamo partiti da Palazzo di Città – spiegano in una nota – dove abbiamo illustrato la denuncia al sindaco Piero Bitetti. Abbiamo chiesto di essere ascoltati dal prefetto e poi depositato l’esposto per conto della Procura».
Tra i firmatari Carla Luccarelli, madre di Giorgio Di Ponzio, il 15enne morto nel 2019 per un sarcoma che i genitori collegano alle emissioni industriali. I manifestanti hanno esposto un lenzuolo nero e cartelli con i volti degli 11 operai deceduti dal 2012.
Nell’esposto si richiamano l’incidente di lunedì scorso costato la vita a al lavoratore Loris Costantino della ditta d’appalto Gea Power, le «emissioni di febbraio dagli altiforni 2 e 4», la sentenza del Tribunale di Milano che ha ordinato la sospensione della produzione dell’area a caldo dal 24 agosto in caso di mancati adempimenti e i dati Asl su «valori oltre i limiti di diossina e pcb nel Mar Piccolo».
I cittadini di Taranto hanno chiesto alla Procura «perché, nonostante le denunce degli anni scorsi, nessuno abbia evitato altre morti e ulteriori danni ambientali».
I consiglieri comunali chiedono la chiusura dell’ex Ilva: «Basta morti»
I consiglieri comunali di maggioranza di Taranto Virginia Galeandro, Vincenzo Di Gregorio (eletti nel
Pd) e Antonio Lenti (Avs) chiedono la chiusura dello stabilimento siderurgico ex Ilva.
In un documento congiunto parlano di «uno stabilimento decadente, fatiscente, pericoloso, inagibile» e sostengono che «la produzione non vale una vita».
Per i tre esponenti politici «il lavoro e la rilevanza sociale ricoperta dal lavoratore sono tali che i nostri padri costituenti li hanno voluti celebrare e tutelare nell’articolo 1. A distanza di 80 anni, tuttavia, si assiste a un fenomeno degenerativo: quando al lavoro si sostituisce la produzione, la società naufraga».
Per i consiglieri comunali tarantini «essere dalla parte dei lavoratori e del lavoro non dovrebbe equivalere mai ad essere dalla parte della produzione, mai», perché significa «lottare perché abbiano un
posto dignitoso e sicuro a cui andare, e perché da quel lavoro possano tornare».
Galeandro, Di Gregorio e Lenti ricordano che «negli ultimi 14 anni, 11 di noi non sono più tornati a casa», ricordando l’ultimo incidente sul lavoro costato la vita a Loris Costantino e come il sequestro degli impianti nel 2012 «non sia bastato» e denunciando i ripetuti «decreti salva-Ilva».
Da qui la richiesta di «immediata cessazione di ogni attività nei siti dei recenti infortuni mortali» e la sospensione delle altre attività con verifica dello stato dei reparti. «La politica – concludono – deve trovare il coraggio di dire che non ci sono più alternative alla chiusura».










