È in corso all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto l’autopsia sul corpo di Claudio Salamida, di 46 anni, l’operaio dell’ex Ilva morto il 12 gennaio scorso in un incidente sul lavoro nella zona del convertitore 3 dell’acciaieria 2. Il pm Mariano Buccoliero, titolare dell’inchiesta, ha affidato l’incarico al medico legale Liliano Innamorato a cui sono stati concessi 60 giorni per il deposito dell’esame. Sono 17 gli indagati per cooperazione in omicidio colposo, che hanno nominato propri consulenti.
Salamida si trovava al quinto piano e stava procedendo alla chiusura di una valvola di ossigeno su un camminamento dove al posto del pavimento grigliato erano state posizionate pedane in legno che, per cause da accertare, si sarebbero aperte. L’operaio è così precipitato sulla parte rialzata del quarto piano, compiendo un volo di circa sette metri. Le lesioni al capo e in altre parti del corpo sono risultate fatali.
Al consulente è stato chiesto di accertare «le cause del decesso e la compatibilità delle lesioni riscontrate con la caduta nel vuoto ipotizzata in sede di sopralluogo ed ispezione cadaverica. Quanto altro utile ai fini di giustizia e alla ricostruzione della dinamica dell’evento». Sono indagati il direttore generale di Acciaierie d’Italia Maurizio Saitta, il direttore dello stabilimento Benedetto Valli, un capo area, un capo reparto, capi turno, responsabili e tecnici della manutenzione meccanica, capi squadra e un preposto della Peyrani, una delle ditte che ha eseguito gli interventi di manutenzione.
Claudio Salamida, originario di Alberobello e residente a Putignano, lascia la moglie e un figlio di 3 anni. Sotto sequestro probatorio è finita l’area del quinto e del quarto piano del convertitore 3. L’acciaieria 2 continua a funzionare utilizzando un altro convertitore, il numero 1.










