Svolta giudiziaria nell’inchiesta sull’omicidio di Bakari Sako, il bracciante maliano di 35 anni aggredito e ucciso all’alba dello scorso 9 maggio a Taranto Vecchia. Tre dei quattro minorenni finiti in carcere hanno presentato ricorso formale al Tribunale del Riesame per chiedere la revoca o l’attenuazione delle misure cautelari.
I tre giovanissimi sono indagati per omicidio volontario in concorso insieme a un quarto minore e a due maggiorenni, il 20enne Fabio Sale e il 22enne Mimmo Colucci. Nelle prossime ore, secondo quanto si apprende, anche i legali di questi ultimi tre indagati formalizzeranno il ricorso ai giudici della libertà.
La mossa legale più rilevante porta la firma dei difensori del ragazzo che ha materialmente inferto i fendenti mortali (il giovane ha compiuto 16 anni il 19 maggio, ma ne aveva ancora 15 la notte del delitto). Gli avvocati hanno chiesto per lui la sostituzione della custodia in carcere con il collocamento in una comunità per minori. La tesi difensiva si basa sulla piena confessione resa dal ragazzo: avendo ammesso le proprie responsabilità, sostengono i legali, le esigenze cautelari – in particolare il pericolo di inquinamento probatorio – risulterebbero fortemente attenuate.
Diametralmente opposta la linea scelta dai difensori degli altri due minori. Per loro è stata chiesta la revoca totale della misura per “mancanza di gravi indizi di colpevolezza” o, in subordine, l’applicazione di una misura meno afflittiva. Entrambi, attraverso dichiarazioni spontanee davanti al Gip, hanno cercato di smarcarsi dal delitto, assicurando di aver partecipato alla rissa ma di non essersi accorti che il complice fosse armato e stesse accoltellando la vittima. Il collegio difensivo degli indagati è composto dagli avvocati Andrea Maggio, Fabio Falco, Salvatore Maggio e Pasquale Blasi.
Il fascicolo d’indagine si arricchisce intanto di un nuovo colpo di scena. Risulta infatti iscritto nel registro degli indagati, con l’accusa di favoreggiamento personale nei confronti del 22enne Mimmo Colucci, anche il titolare del bar di piazza Fontana in cui la vittima cercò disperatamente rifugio durante il pestaggio. L’esercente avrebbe tenuto una condotta reticente o avrebbe aiutato gli aggressori a eludere le investigazioni subito dopo il sangue.
La ricostruzione della Mobile: 12 minuti di caccia all’uomo
I verbali di Squadra Mobile e Volanti, supportati dai filmati delle telecamere cittadine, hanno ormai cristallizzato la sequenza dei fatti in un preciso e drammatico saggio cronometrico:
- Ore 5:22: Bakari Sako sta camminando tranquillamente spingendo la sua bicicletta quando viene affiancato e bloccato dal branco a bordo di alcuni scooter. Colpito subito con un violentissimo pugno al volto, il 35enne scappa a piedi inseguito dal gruppo.
- L’inseguimento: Sako corre fino al bar di piazza Fontana per nascondersi, ma viene raggiunto. Qui il 15enne estrae un coltello a sermanico con una lama da 15 centimetri e sferra tre fendenti ravvicinati, lasciando il bracciante a terra in una pozza di sangue prima che il branco si dilegui.
- Ore 5:34: Viene finalmente inoltrata la chiamata d’emergenza al 118. Passano dodici minuti dall’inizio dell’aggressione. All’arrivo dell’ambulanza il cuore di Bakari si è già fermato; i sanitari tentano a lungo manovre disperate di rianimazione, ma alle 7:07 i medici del pronto soccorso ne dichiarano ufficialmente il decesso.
Si attende ora che il Tribunale del Riesame fissi la data dell’udienza per valutare se la baby gang debba restare dietro le sbarre o se, come sperano i legali, le porte del carcere debbano aprirsi.
