Non una semplice rissa finita in tragedia, ma una vera e propria “caccia all’uomo” ai danni di una persona individuata come bersaglio perché ritenuta indifesa e vulnerabile. È il quadro agghiacciante delineato dalla procuratrice capo di Taranto, Eugenia Pontassuglia, durante la conferenza stampa in Questura sull’omicidio di Sako Bakari, il 35enne maliano ucciso all’alba di sabato scorso in piazza Fontana.
Le indagini della Squadra Mobile hanno portato al fermo di cinque persone: un giovane di 20 anni e quattro minorenni (tra i 15 e i 16 anni), accusati di aver aggredito e ucciso Bakari mentre, in bicicletta, si recava al lavoro per mantenere la propria famiglia.
«Cercavano una persona di colore da colpire»
Le parole della procuratrice Pontassuglia sono state una dura accusa contro la deriva sociale e culturale del territorio: «Da un lato c’è un lavoratore regolare, dall’altro ragazzi giovanissimi che scorrazzavano per la città alla ricerca di una vittima. Hanno scelto una persona di colore perché vulnerabile». Secondo il magistrato, l’episodio non può essere risolto solo con la repressione: «Non ci sono decreti sicurezza che tengano, servono nuovi modelli culturali. Dobbiamo capire che ogni persona ha diritto al rispetto, perché la terra è di tutti».
Un dettaglio emerso dagli atti ha scosso particolarmente gli inquirenti: durante le prime fasi del pestaggio, Bakari aveva cercato rifugio all’interno di un bar nella zona di piazza Fontana. Invece di trovare protezione o assistenza, il 35enne sarebbe stato allontanato. «Il proprietario del bar gli ha intimato di uscire e non ha chiamato le forze di polizia», ha rivelato Pontassuglia, sottolineando come un cambio di mentalità collettiva avrebbe forse potuto evitare la degenerazione dell’aggressione.
Anche Daniela Putignano, procuratore facente funzioni del Tribunale per i minorenni, ha definito l’episodio «violentemente immotivato». Sebbene i minori coinvolti risultino incensurati, erano già noti alle autorità giudiziarie minorili per contesti di disagio. «Ci vuole una nuova grammatica civile – ha ammonito Putignano – la repressione conta poco se non intervengono le agenzie educative».
L’inchiesta, coordinata dal pm Francesca Paola Ranieri e condotta dal capo della Mobile Antonio Serpico, prosegue ora per cristallizzare le singole responsabilità all’interno del branco, in un clima di profonda commozione e sdegno per la gratuità di un delitto che ha colpito un simbolo dell’integrazione silenziosa e operosa.









