Sarebbe un coltello, e non un cacciavite come ipotizzato, l’arma con cui sarebbe stato colpito il 35enne maliano Bakary Sako, ucciso in piazza Fontana nella città vecchia a Taranto all’alba di sabato scorso.
Il 15enne, ritenuto l’autore dei fendenti all’addome e al torace che avrebbero causato la morte del bracciante, avrebbe consentito il ritrovamento dell’arma.
Il giovane – insieme agli altri tre minori e al 20enne Fabio Sale sottoposti a fermo di indiziato di delitto – non è stato ancora interrogato. Si attende la fissazione delle udienze di convalida dinanzi al gip del tribunale per i minorenni e del tribunale ordinario dei provvedimenti notificati ieri sera dalla squadra mobile.
Taranto, intanto, prova a reagire. La città «non può restare in silenzio». Dopo quanto accaduto «sentiamo il bisogno di esserci. Di ritrovarci come comunità, di condividere dolore, riflessioni, domande, ma soprattutto di affermare insieme un’idea diversa di città fondata sulla dignità umana, sul lavoro, sui diritti e sulla convivenza». Lo affermano il coordinamento di Libera Taranto, Associazione Babele Aps, Mediterranea Saving Humans Taranto e Comunità Africana di Taranto e Provincia APS, annunciando un presidio con microfono aperto per giovedì 14 maggio dalle ore 17:30 in piazza Fontana.
Le associazioni invitano «a partecipare tutta la cittadinanza, le associazioni, i movimenti, le parrocchie, le realtà studentesche, i sindacati, il mondo del lavoro, della cultura e del volontariato. Sarà uno spazio – aggiungono – aperto, plurale e condiviso, per ribadire insieme che nessuna vita è invisibile e che la violenza, il razzismo, l’odio e l’indifferenza non possono avere l’ultima parola. A Taranto non c’è spazio per il razzismo, anche se è generato dal disagio».
Concludono sostenendo che «Taranto deve essere città di accoglienza, diritti, solidarietà e rispetto reciproco. Una città che non si gira dall’altra parte e che sceglie di reagire insieme. Abbiamo bisogno di presenza, di vicinanza, di responsabilità collettiva. Perché piazza Fontana e la città vecchia appartengono alla comunità, alla solidarietà e alla dignità delle persone. Partecipare significa scegliere da che parte stare».
Sull’episodio interviene anche il parroco di San Cataldo e delle chiese della città vecchia di Taranto, Emanuele Ferro. «A noi la vergogna sul volto, direbbe la Scrittura – afferma -. È quello che provo in questo momento come parroco di Taranto vecchia. Un senso di profonda sconfitta, di impotenza… muore due volte questa giovane vittima. La prima per la futilità armata dal razzismo, la seconda per mano di chi giustifica e non invoca la vera giustizia».










