La procura contesta l’inquinamento e il disastro ambientale a causa delle emissioni fuggitive e convogliate di gas-coke contenente benzene, sostanza cancerogena classificata nel gruppo 1 dallo Iarc (l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro).
Le emissioni della fabbrica, tra il 2019 e febbraio 2024, per i pm hanno determinato una grave compromissione dell’aria nel quartiere Tamburi e a Lido Azzurro. Le indagini evidenziano superamenti cronici e picchi acuti che hanno esposto migliaia di residenti e lavoratori a un eccesso di rischio oncologico e patologie respiratorie.
In particolare sarebbero 387 i superamenti della soglia di esposizione acuta oraria fissata registrati dalle centraline nel biennio 2022-2023. La contaminazione, secondo la procura, è derivata dall’omissione sistematica delle manutenzioni e dalla dismissione di impianti cruciali nei reparti di Cokeria e Sottoprodotti. Ciò ha provocato ingenti emissioni fuggitive, diffuse e convogliate di gas-coke, contenente benzene. I due quartieri, con una popolazione di circa 16mila abitanti, sono già stati dichiarati ufficialmente ad “elevato rischio di crisi ambientale”. E secondo i pm ionico è stato accertato l’eccesso di rischio sanitario per residenti del Tamburi e per i lavoratori.
Dai dati sanitari, si registrano infatti eccesso di rischio e di mortalità per tumori associati all’esposizione industriale specifica, in particolare tumore del polmone, mesotelioma e linfoma di Hodgkin. La procura sottolinea che l’esposizione alle concentrazioni rilevate ha comportato il concreto pericolo di contrarre leucemie, con un eccesso di rischio di circa il 250% di comparsa di leucemia mieloide acuta infantile. E se per i magistrati i vertici del siderurgico non si sono fatti scrupoli di risparmiare al massimo scaricando inquinanti pericolosi sulla città, anche in fabbrica le cose non andavano meglio, anzi.
Uno dei capi d’accusa, esattamente come nella precedente maxi inchiesta “Ambiente svenduto” avviata nell’ormai lontano 2008 dopo le denunce delle associazioni locali che segnalarono la presenza di diossina e dati anomali sulle emissioni industriali, è dedicato all’omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.
La procura contesta l’abbandono manutentivo di impianti chiave come altoforni, acciaierie e ferrovia interna, l’utilizzo di pezzi di ricambio inidonei o rattoppi di fortuna (come “pezzi di tappeto” sui nastri trasportatori incendiari). Condotte da cui sono derivati disastri sfiorati o reali, tra cui i deragliamenti di carri siluro con ghisa liquida a 1.200 gradi e le reazioni esplosive con fuoriuscita di acciaio fuso dalle siviere.
