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Il disgusto oltre ogni cautela – L’EDITORIALE

Il disgusto oltre ogni cautela – L’EDITORIALE
(Foto di repertorio)

La presunzione di innocenza non è una formalità da sbrigare prima di pronunciare una condanna. È un principio sacro, vale per Lucia Morselli come per ogni altro indagato, e sarà un tribunale, non certo un giornale, a stabilire eventuali responsabilità penali.

Ma c’è qualcosa che nessuna cautela giudiziaria può impedirci di dire: leggere le carte della nuova inchiesta sull’ex Ilva provoca disgusto. Perché, se anche solo una parte delle ipotesi della procura trovasse conferma, saremmo davanti a un sistema nel quale la salute di una città, la sicurezza degli operai e perfino i controlli pubblici sarebbero stati trattati come ostacoli ai bilanci.

E a Taranto abbiamo già conosciuto l’orrore delle accuse raccontate nel processo Ambiente Svenduto. Oggi cambiano i protagonisti, ma il copione che emerge dalle contestazioni sembra terribilmente simile.

Manutenzioni rinviate, emissioni di benzene, controlli che gli inquirenti ritengono addomesticati, milioni al centro di una presunta truffa. Il ritratto, tutto da verificare, di una gerarchia rovesciata: prima i conti, poi le persone.

Intanto i numeri sulla salute non sono ipotesi investigative: tumori al polmone e ricoveri per patologie cardiovascolari e respiratorie superano del 10-20% la media pugliese.

Agli indagati spettano tutte le garanzie. Ma a Taranto non si può continuare a chiedere soltanto pazienza, non può aspettare all’infinito che qualcuno si assuma la responsabilità di ciò che le è stato fatto.