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Kyma Ambiente, il Comune di Taranto sapeva? I sindacati: «Qui qualcuno mente»

Stamattina, nel salone Uil di piazzale Bestat, le sigle chiameranno a raccolta consiglieri comunali, regionali e parlamentari ionici

Kyma Ambiente, il Comune di Taranto sapeva? I sindacati: «Qui qualcuno mente»
Un mezzo di Kyma Ambiente

Chi sta decidendo davvero il futuro di Kyma Ambiente? E chi se ne assume la responsabilità? La crisi della partecipata del Comune di Taranto, con oltre 43 milioni di debiti e quasi 13 milioni di perdite, diventa un caso politico. L’amministratore unico Gaetano Nacci ha avviato il percorso verso il concordato preventivo con un atto notarile del 26 ottobre. Il sindaco Piero Bitetti avrebbe ammesso di averlo saputo soltanto successivamente. Eppure, dalla riunione di maggioranza a Palazzo di Città non sarebbe emersa alcuna rottura: l’iniziativa rientrerebbe nel mandato affidato a Nacci.

È questa contraddizione ad alimentare la protesta dei sindacati. «Qui non sta capitando niente, c’è un progetto di cui nessuno si sta assumendo la responsabilità», denuncia a L’Edicola Carmelo Sasso, segretario territoriale Uiltrasporti. «Il sindaco dice una cosa, l’amministratore ne fa un’altra. Qualcuno deve assumersi le proprie responsabilità». E chiarisce: «Non mi appassiona il dibattito pubblico-privato. Mi occupo dei lavoratori e dell’igiene urbana della città».

Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Fiadel, Siuls e Nidil Cgil contestano la decisione assunta prima dell’assemblea del socio unico, fissata per il 16 novembre. Parlano di «grave atto di predeterminazione della fine di Kyma Ambiente» e chiedono alla politica di «uscire dall’ambiguità». In gioco ci sono oltre 450 posti di lavoro.

La domanda di concordato, secondo la comunicazione aziendale, sarà depositata soltanto dopo l’assemblea e comunque entro il 20 novembre. La scelta definitiva dipenderà dalle valutazioni dei consulenti e dalle determinazioni del Comune.

Ma proprio sulle consulenze Sasso solleva nuovi interrogativi, denunciando incarichi onerosi mentre l’azienda rischia il tracollo. Intanto Confartigianato chiede un incontro urgente al sindaco: le imprese temono possibili ricadute sui costi del servizio e sulla Tari.

Stamattina alle 9.30, nel salone Uil di piazzale Bestat, i sindacati chiameranno a raccolta consiglieri comunali, regionali e parlamentari ionici. E il Comune dovrà chiarire una questione fondamentale: come può il proprietario di un’azienda pubblica apprendere soltanto a decisione presa un passaggio tanto delicato per il suo futuro?