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Mobilitazione generale in oltre 50 città contro il carovita e le armi: l’Italia si ferma tra cortei e blocchi

Scontro sulla precettazione dei trasporti firmata da Salvini, le autorità blindano i centri storici: la mappa delle proteste e i servizi sospesi

Mobilitazione generale in oltre 50 città contro il carovita e le armi: l’Italia si ferma tra cortei e blocchi
(Foto Ansa)

Una grande giornata di sciopero generale proclamata dal sindacato di base Usb scuote oggi il Paese, mobilitando lavoratori, pensionati, studenti e movimenti in oltre 50 città italiane per protestare contro la cosiddetta «economia di guerra» e l’escalation del carovita. Sotto lo slogan «Abbassate le armi, alzate i salari. Blocchiamo tutto!», la mobilitazione assume una portata internazionale estendendosi anche ai porti, con iniziative di lotta contro il traffico d’armi che coinvolgono più di 100 scali marittimi distribuiti in 17 Paesi differenti.

​La protesta investe direttamente la tenuta dei servizi pubblici essenziali, scatenando un duro braccio di ferro istituzionale legato alla precettazione disposta dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il vicepremier e ministro Matteo Salvini ha difeso la misura affermando: «Ho fatto il mio dovere di ministro ovvero precettare coloro che non hanno diritto di convocare domani uno sciopero. Ferrovie dello Stato garantirà tutti i treni regolari come in una normale giornata». Il titolare del Mit ha inoltre aggiunto: «Speriamo che tutti rispettino la legge e che chi scenderà in piazza lo faccia in maniera civile, colorata, rumorosa, però non danneggiando, a volto scoperto, e non attaccando le forze dell’ordine». Dalla struttura ministeriale è stato ribadito che «verrà assicurata la normale circolazione dei collegamenti. La circolazione dei treni sarà garantita e la precettazione di Salvini permetterà a milioni di lavoratori e viaggiatori di spostarsi nonostante lo sciopero indetto da Unione sindacale di base (Usb). Il consueto sciopero del venerdì non fermerà l’Italia».

​Nonostante l’ordinanza e il rischio di sanzioni amministrative pesanti comprese tra 500 e 1000 euro, l’organizzazione sindacale, sostenuta da sigle come Cobas Pt Usb, Sindacato Sociale Di Base, Sudd Cobas e Fi-si, ha confermato la linea della disobbedienza. In una nota ufficiale, l’Usb ha dichiarato: «I lavoratori nostri delegati saranno sicuramente scioperanti, accollandosi le sanzioni amministrative e le possibili contestazioni disciplinari da parte delle aziende», garantendo assistenza legale agli aderenti. Sulle ragioni della scelta, il sindacato ha sottolineato: «Il richiamo alla franchigia è ingiustificato e non tiene conto della situazione in cui si trovano lavoratori e cittadini di questo Paese. Decisione che deriva anche dal pronunciamento che il Consiglio d’Europa, attraverso il comitato europeo dei diritti sociali, ha pubblicato a marzo e che individua come le restrizioni dello sciopero in Italia, a cui Salvini si richiama, non rispettano la carta sociale europea che l’Italia ha sottoscritto».

​Sul fronte ferroviario, sebbene il gruppo Fs abbia comunicato la regolarità formale dei servizi, l’agitazione avviata alle 21 di ieri e prolungata fino alle 20.59 di oggi rischia di generare forti ripercussioni. Nel trasporto pubblico locale la situazione varia da città a città: a Roma le aziende Atac, Cotral e i gestori privati mantengono l’operativo ordinario, ma i disagi dipenderanno dall’effettiva adesione del personale. Lo sciopero coinvolge inoltre l’intera giornata per il trasporto aereo, con incroci di braccia anche per i lavoratori di Consulta, Gh Toscana e Toscana Aeroporti Spa a Firenze e Pisa, oltre al comparto marittimo, alla scuola e alla sanità pubblica e privata, dove sono comunque garantite le prestazioni di emergenza.

​La mappa delle piazze vede dapprima la capitale al centro dell’attenzione con il corteo in partenza alle 10.30 da piazza dei Cinquecento verso i Fori Imperiali, che vedrà la partecipazione stimata di 20mila persone. Massima allerta nel centro romano per la sovrapposizione con l’inaugurazione del Villaggio della Difesa al Circo Massimo, presenziata dal ministro Guido Crosetto con un’esposizione di mezzi militari e droni, e sorveglianza rafforzata attorno al Colosseo dopo il blitz dei giorni scorsi. A Torino la protesta si articola su più fronti: concentramenti in piazza Palazzo di Città, mobilitazioni dal Campus Luigi Einaudi occupato lunedì, cortei da Palazzo Nuovo e un appuntamento pomeridiano in piazza Castello. A Milano i cortei evitano il centro storico teatro dei recenti disordini, puntando verso la periferia lungo l’asse di corso Buenos Aires, piazzale Loreto e via Padova in direzione della tangenziale, con concentramenti in piazza Duca d’Aosta e piazza Leonardo Da Vinci e una nuova occupazione studentesca all’università Bicocca. A Bologna l’appuntamento è fissato in piazza Maggiore con arrivo a piazza Lucio Dalla, preceduto dai raduni studenteschi a Porta San Donato, mentre a Napoli la mobilitazione parte da piazza Mancini con il coinvolgimento di università e oltre 30 scuole superiori occupate nei giorni scorsi.

​Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha coordinato un vertice straordinario con i prefetti e i vertici di polizia dei capoluoghi per definire i dispositivi di sicurezza. Il titolare del Viminale ha dichiarato: «Gli allarmi ci sono, perché questo modo di attivazione delle piazze è molto insidioso, ma nulla di diverso rispetto a quello che abbiamo trattato finora», assicurando che il piano servirà a isolare i violenti e a tutelare il diritto di manifestare. Intanto, sul piano politico e giudiziario, il direttore dell’Antiterrorismo e presidente del Casa Lucio Pifferi ha dichiarato: «Nessun allarme è stato sottovalutato», escludendo che le devastazioni del 17 e 18 ottobre fossero interamente prevedibili per le inedite modalità operative, mentre le opposizioni, tra cui i parlamentari democratici Matteo Mauri e Debora Serracchiani e il capogruppo di Avs Filiberto Zaratti, hanno presentato interrogazioni formali per pretendere chiarimenti sulla gestione delle informative di sicurezza.