Grottaglie può tornare a volare, ma prima bisogna trovare chi paga. È questo l’ostacolo che separa l’aeroporto “Marcello Arlotta” dai voli civili. La Regione cerca a Roma una sponda attraverso il riconoscimento della continuità territoriale per sostenere i collegamenti con la Capitale e Milano. Ma sulla trattativa pesa il precedente della Sardegna, dove i costi sono stati posti a carico della Regione. E se lo stesso schema fosse applicato alla Puglia, il progetto rischierebbe di fermarsi prima ancora del decollo. Il presidente Antonio Decaro ha già fissato il limite: al momento nelle casse regionali non ci sono le risorse per finanziare l’operazione. Da qui il pressing sul Governo e sul ministero dei Trasporti per capire se, e in quale misura, lo Stato possa concorrere alla copertura economica. Il nodo, dunque, non è più soltanto dimostrare che Taranto abbia bisogno dei voli, ma costruire un modello finanziariamente sostenibile. In attesa della risposta di Roma, la macchina amministrativa va avanti.
Aeroporti di Puglia sta limando l’avviso pubblico che dovrà misurare il reale interesse delle compagnie. L’ipotesi indicata da Decaro è quella di dodici voli settimanali verso Roma e Milano Linate, con orari studiati anche per consentire di partire e rientrare nella stessa giornata. Sarà questo il primo banco di prova: capire quanti vettori siano realmente disposti a scommettere sull’Arlotta e a quali condizioni. Ma l’apertura ai voli civili porta con sé un’altra domanda: che cosa accadrebbe dopo l’atterraggio? Taranto prova già a guardare oltre la pista e Confartigianato invita il territorio a non farsi trovare impreparato. Un aeroporto passeggeri può diventare un moltiplicatore economico soltanto se inserito in una rete capace di intercettare i nuovi flussi. Servono collegamenti rapidi con Taranto, la stazione e il porto, trasporto pubblico, strutture ricettive, ristorazione, commercio, botteghe artigiane e servizi. «Ora dobbiamo fare in modo che chi arriva trovi una destinazione organizzata», avverte Alessandro Dipino, rappresentante del Coordinamento Turismo di Confartigianato. La sfida non sarà soltanto contare i passeggeri transitati dall’Arlotta, ma capire quanti raggiungeranno Taranto e la provincia, quanti pernotteranno e soprattutto quanta parte della nuova spesa resterà sul territorio.
Una partita che incrocia anche quella del turismo. L’obiettivo è trasformare una maggiore accessibilità in presenze, consumi e lavoro, senza immaginare il turismo come una nuova monocultura per l’economia ionica. E proprio la fase che precede l’eventuale attivazione dei collegamenti dovrebbe servire, secondo Confartigianato, a preparare servizi e imprese anziché rincorrere successivamente i flussi. Ma mentre Taranto spinge per conquistare i voli, dal Salento arriva il controcanto politico. Il presidente della Provincia di Lecce, Fabio Tarantino, invita a concentrare l’attenzione sull’aeroporto del Salento: «Più che discutere di altri scali», sostiene, bisogna rendere Brindisi pienamente competitivo e soprattutto collegarlo meglio con Lecce e l’intera provincia».
Per chi parte dal Capo di Leuca e da molti comuni salentini, osserva, l’automobile privata resta ancora la soluzione più conveniente per raggiungere lo scalo. Riemerge così una tensione territoriale mai completamente sopita. Taranto rivendica l’ingresso nella mappa dei voli passeggeri, Lecce chiede di concentrare gli investimenti sul rafforzamento di Brindisi e della rete che deve alimentarlo. Ma il primo verdetto non arriverà né da Taranto né da Lecce. Arriverà da Roma e dalle compagnie aeree. Il bando dovrà dire se esiste un interesse industriale concreto; il Governo dovrà chiarire se intende partecipare economicamente all’operazione. Solo allora il progetto potrà passare dalle intenzioni ai numeri. Il futuro di Grottaglie non si deciderà sulle rivendicazioni territoriali, ma sull’incrocio di tre fattori concreti: passeggeri, vettori e risorse.
