SEZIONI
SEZIONI
Bari
Sfoglia il giornale di oggiAbbonati

Gli ambientalisti: «Ilva va chiusa». E c’è il ricorso a Mattarella contro l’Aia

Due tarantini residenti al quartiere Tamburi, il più inquinato d'Europa che si trova a due passi dagli impianti siderurgici hanno presentato un ricorso straordinario al presidente della Repubblica contro il ministero dell'Ambiente per ottenere l'annullamento del decreto con cui è stata rinnovata l'autorizzazione integrata ambientale (Aia) allo stabilimento siderurgico Acciaierie d'Italia di Taranto. I due,…
l'edicola

Due tarantini residenti al quartiere Tamburi, il più inquinato d’Europa che si trova a due passi dagli impianti siderurgici hanno presentato un ricorso straordinario al presidente della Repubblica contro il ministero dell’Ambiente per ottenere l’annullamento del decreto con cui è stata rinnovata l’autorizzazione integrata ambientale (Aia) allo stabilimento siderurgico Acciaierie d’Italia di Taranto. I due, attivisti del Movimento 5 stelle, sono assistiti dagli avvocati Fabrizio Serrano e Federica Serio e, col ricorso, chiedono una pronuncia urgente del Consiglio di Stato. L’impugnazione, 27 pagine in tutto, denuncia «gravi violazioni ambientali e sanitarie», tra cui carenze nella valutazione di impatto sanitario, criticità nella valutazione del rischio, violazioni del diritto europeo e internazionale e inadeguate garanzie finanziarie per quanto riguarda le fidejussioni del siderurgico, circostanza più volte denunciata in Parlamento dal senatore tarantino Mario Turco, vicepresidente del Movimento.

I dettagli

I ricorrenti chiamano in causa anche l’altro dicastero che segue da vicino il dossier ex Ilva, quello delle Imprese, insieme a Comune, Provincia e Regione e contestano l’autorizzazione a produrre fino a otto milioni di tonnellate di acciaio all’anno, a fronte, ritengono, dell’incompletezza della valutazione sanitaria in un’area già individuata come zona di sacrificio. I ricorrenti contestano la violazione del principio di precauzione contenuto nella sentenza della Corte di giustizia Ue del giugno 2024. Quanto poi alle coperture economiche, nel ricorso viene richiamata una recente sentenza del Consiglio di Stato che lega in modo inscindibile l’Aia alla presenza di coperture economiche adeguate. Per i ricorrenti, così come per Turco, molte delle garanzie risultano scadute, non accettate dalla Provincia o giudicate insufficienti. In una nota, il M5s tarantino afferma che «i cittadini dei Tamburi vivono ogni giorno l’emergenza ambientale e sanitaria dell’ex Ilva. Questo ricorso serve a tutelare la loro salute e a chiedere che l’Aia rispetti pienamente le norme a protezione della collettività».

Ambientalisti e attivisti tornano a protestare contro il siderurgico

Ieri mattina il corteo di protesta «L’Ora di Taranto» ha attraversato il centro aperto dagli striscioni «Taranto senza Ilva» e «La vita prima di tutto». La manifestazione ha fatto tappa nei luoghi simbolo dedicando momenti di approfondimento a beni culturali, storia, archeologia, turismo, natura, mitilicoltura, ricerca, ambiente, porto, marineria e spettacolo, gli stessi che secondo le associazioni cittadine meritano di essere sviluppati, mentre la siderurgia impedisce alla città di crescere. La protesta si è basata fondamentalmente sulla richiesta di chiusura dell’ex Ilva e sulla creazione di alternative reali, sulla base di un piano di riconversione come già avvenuto a Genova. Al termine della manifestazione, una delegazione ha simbolicamente consegnato in prefettura un lucchetto per chiudere la fabbrica e un documento con le alternative economico-sociali attorno alle quali costruire il piano di riconversione per il territorio.

Le sigle

Numerose le associazioni che hanno aderito, tra cui Giustizia per Taranto, Ail, Altamarea, Anpi, Afo6, Codacons, Isde, Lilt, Mare Vivo, Peacelink, Taranto Grand Tour, Taranto Respira, Veraleaks e Wwf, per dire no al salvataggio dell’ex Ilva e chiedere un futuro di salute e lavoro, «perché il cambiamento non arriva da solo. Ce lo prendiamo insieme». Taranto, è scritto nel manifesto della protesta, «è una città splendida, con potenzialità straordinarie ignorate da decenni per rendere accettabili fabbriche che inquinano e causano dolore». Secondo le sigle, ancora una volta, governo e istituzioni «cercano di salvare l’ex Ilva nonostante nessuno la voglia e piani di decarbonizzazione non credibili. Non esiste più alcuna contrapposizione fra salute e lavoro, perché mancano entrambi. Basta con i ricatti, con i drammi sociali e gli sprechi».

I temi

Dai luoghi simbolo per progettare una vera rinascita per la città, gli ambientalisti hanno rivendicato il cambiamento confrontandosi sulle potenzialità di sviluppo del territorio, mortificate dalle scelte del governo che vuol tenere in vita un modello economico superato legato alla fabbrica d’acciaio. Per Massimo Ruggieri, di Giustizia per Taranto «i loro piani sono tutt’altro che verificati dal punto di vista ambientale e sanitario. Noi offriamo un’altra visione di città. Vorremmo che il sostegno che viene dato all’ex Ilva, venga dato ai settori che possono darci occupazione, futuro e riqualificazione anche degli operai, che sono fondamentali».

CORRELATI

Attualità, Taranto","include_children":"true"}],"signature":"c4abad1ced9830efc16d8fa3827ba39e","user_id":1,"time":1730895210,"useQueryEditor":true,"post_type":"post","post__in":[475592,475527,474407],"paged":1}" data-page="1" data-max-pages="1" data-start="1" data-end="3">

Lascia un commento

Bentornato,
accedi al tuo account

Registrati

Tutte le news di Puglia e Basilicata a portata di click!