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“Giù le mani da Taranto”, sit-in di cittadini e lavoratori contro l’ex Ilva: «Chiudere l’impianto e bonificare»

I tarantini tornano a mobilitarsi contro l'ex Ilva. Un gruppo di associazioni e lavoratori si sono ritrovati davanti al municipio di piazza Castello per il sit-in intitolato "Giù le mani da Taranto". La manifestazione è stata promossa da Genitori Tarantini, Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, Lavoratori metalmeccanici organizzati (Lmo) e Terra Jonica. Al…
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I tarantini tornano a mobilitarsi contro l’ex Ilva. Un gruppo di associazioni e lavoratori si sono ritrovati davanti al municipio di piazza Castello per il sit-in intitolato “Giù le mani da Taranto“.

La manifestazione è stata promossa da Genitori Tarantini, Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, Lavoratori metalmeccanici organizzati (Lmo) e Terra Jonica.

Al centro della protesta la rivendicazione del diritto della città a decidere il proprio futuro, a partire dalla tutela della salute, dell’ambiente e delle prossime generazioni.

Dalle 16 alle 18 è in programma un’assemblea pubblica aperta, convocata per costruire un documento condiviso da consegnare al sindaco di Taranto, con richieste precise sulle scelte industriali e sul destino dell’area siderurgica.

Tra i cartelloni esposti, uno elenca i “colpevoli” e gli “innocenti” della vicenda industriale, indicando tra i primi Stato, governo, istituzioni locali e sindacati, e tra i secondi bambini, cittadini e lavoratori dello stabilimento e dell’indotto.

Spicca anche una vignetta del disegnatore Leonardo Zaza che raffigura Palazzo di Città, i volti della premier Meloni, del presidente della Regione Puglia Decaro e dell’ex governatore Emiliano, del sindaco di Taranto Bitetti e di cittadini che protestano con cartelloni che riportano le scritte “No ex Ilva“, “Stop ai voltafaccia“, “Basta veleni“, “I bambini di Taranto vogliono vivere“.

Le associazioni denunciano l’assenza di una reale prospettiva di risanamento e decarbonizzazione e chiedono una soluzione strutturale: chiusura dell’impianto in tempi brevi, bonifica dell’area e avvio di alternative economiche sostenibili per il territorio, anche attraverso il reimpiego della manodopera diretta e dell’indotto.

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