La transizione ecologica a Taranto non è più una promessa, ma un cantiere aperto che muove risorse, imprese e occupazione. Il Just Transition Fund – il fondo europeo da 1,2 miliardi di euro, destinato al capoluogo ionico e al Sulcis in Sardegna, compresa la compartecipazione statale, prevede un pacchetto da 750 milioni solo per Taranto. In primo piano la riconversione dell’area segnata dal ciclo dell’ex Ilva che a breve entrerà nella fase operativa.
Il cuore degli interventi è rappresentato dal PIA JTF, attivo da luglio 2025, che punta a sostenere la riconversione industriale verso filiere più sostenibili. Al 31 marzo 2026 sono state 14 le istanze presentate, per un volume di investimenti pari a 127,7 milioni di euro e agevolazioni richieste per 78,5 milioni. La ricaduta occupazionale è di 122 posti di lavoro all’anno. A trainare è soprattutto l’industria manifatturiera, con 6 progetti che concentrano oltre 100 milioni di investimenti, seguita dal comparto ICT, alimentare, logistica e servizi professionali. Un segnale chiaro: la transizione passa ancora dall’industria, ma si apre a innovazione e diversificazione.
Accanto ai grandi programmi, si muove il mondo delle piccole imprese. Il MiniPIA JTF registra 17 domande per 9,3 milioni di investimenti e oltre 60 nuove assunzioni. Diversi i settori d’intervento fra cui: ICT, edilizia, ristorazione, servizi fino all’healthcare. Obiettivo provare a reinventare un tessuto economico puntando su innovazione, efficienza energetica ed economia circolare.
Il capitolo ricerca segna un altro passaggio strategico. Con Reti JTF – Taranto, la Regione ha messo in campo 30 milioni complessivi tra prima e seconda finestra. Le candidature pervenute attivano oltre 26 milioni di investimenti e coinvolgono 68 soggetti tra imprese e organismi di ricerca. Alla data di aprile 2026, sono già 11 i progetti con esito positivo, per un investimento ammesso di circa 17,9 milioni e contributi per oltre 13 milioni. Per la prima volta stanno nascendo filiere collaborative tra ricerca e impresa, elemento chiave per rendere strutturale la transizione.
Completano il quadro gli strumenti per il rafforzamento e la nascita di nuove imprese. Trasformazioni JTF, con 8 milioni di dotazione, ha raccolto 61 domande, mentre TecnoNIDI JTF – operativo da gennaio 2026 con 20 milioni – ha già intercettato le prime iniziative innovative, soprattutto nel digitale e nella blue economy. In parallelo, sono in arrivo nuovi avvisi: una seconda edizione di Reti JTF entro giugno e il bando NIDI entro maggio, per ampliare ulteriormente la platea dei beneficiari. Nel complesso, il sistema JTF attivato dalla Regione Puglia vale oggi circa 156 milioni già messi a terra tra diverse misure. Ma il dato politico-economico più rilevante è un altro: il territorio risponde.
Le 66 proposte complessive di investimento presentate – tra PIA e MiniPIA – valgono circa 160 milioni. Un segnale di fiducia che si accompagna a una leva finanziaria significativa, grazie alla premialità del fondo europeo. Sul fronte operativo, avanzano anche i grandi progetti pubblici. «Filiere Verdi», con una dotazione di 33 milioni, è pronto a partire con le gare: interesserà circa 90 ettari di aree da bonificare e restituire a usi produttivi, attraverso interventi di riforestazione e decontaminazione. A questo si affianca «Sea Hub», da 48 milioni, che punta alla riqualificazione del Mar Piccolo, tra recupero ambientale, infrastrutture portuali e rilancio delle attività economiche legate al mare.
Il cronoprogramma resta serrato: tutte le misure dovranno essere completate e rendicontate entro il 2029. Per questo la Regione accelera sull’apertura dei bandi, con l’obiettivo di attivare entro il 2026 l’intero pacchetto di interventi. In arrivo anche misure dedicate agli acceleratori d’impresa e, nelle prossime finestre, alle grandi aziende, finora escluse dai primi avvisi.
La sfida, ora, non è solo spendere le risorse, ma costruire un ecosistema. Mettere insieme imprese, università, consulenti e istituzioni è la condizione per trasformare gli incentivi in sviluppo reale. Taranto, da simbolo della crisi industriale, prova così a diventare laboratorio nazionale della transizione giusta: un passaggio complesso, ma ormai avviato, in cui ambiente ed economia tornano a viaggiare nella stessa direzione.










