Un’altra doccia fredda sul sistema degli incentivi alle imprese. Dopo il blocco dei bandi regionali PIA e MiniPIA finanziati con il programma Fesr-Fse, congelati nei mesi scorsi a causa dell’overbooking e della mancanza di oltre un miliardo di euro di copertura regionale, ora la stessa sorte tocca agli strumenti destinati esclusivamente a Taranto e all’area ionica attraverso il Just Transition Fund. La giunta regionale ha infatti disposto la sospensione temporanea della ricezione di nuove domande per gli avvisi PIA Taranto e MiniPIA Taranto, le principali misure pensate per accompagnare la riconversione economica del territorio più colpito dalla transizione industriale e dalla crisi dell’ex Ilva. La motivazione ufficiale parla di «riallineamento tecnico-finanziario» necessario dopo il boom di richieste presentate dalle imprese.
Ma il risultato politico è che un altro sportello si chiude mentre centinaia di aziende cercano strumenti per investire, innovare e creare occupazione. I numeri confermano il forte interesse del tessuto produttivo. Per il bando PIA Taranto sono arrivate 22 domande per investimenti complessivi pari a 165 milioni di euro e richieste di contributi superiori ai 102 milioni. Ancora più significativa la risposta sul MiniPIA Taranto: 115 istanze presentate, investimenti per circa 110 milioni e agevolazioni richieste per oltre 65 milioni di euro. Dati che la Regione legge come il segnale di una straordinaria vitalità imprenditoriale.
Ma che possono essere interpretati anche in modo diverso: la fame di investimenti supera ampiamente la capacità delle misure di dare risposte immediate. L’assessore allo Sviluppo economico, Eugenio Di Sciascio, difende la scelta e annuncia nuovi strumenti per circa 120 milioni di euro tra microcredito, fondi di garanzia e sostegno alle reti d’impresa. Restano inoltre attivi gli avvisi Nidi, TecnoNidi e la misura Step. Tuttavia il problema politico resta aperto: le imprese che avevano individuato nei PIA e MiniPIA il principale canale di finanziamento si trovano ora davanti a una sospensione che rischia di rallentare programmi già pianificati.
Ad alimentare le polemiche c’è poi un altro nodo tutt’altro che secondario: continua a slittare il confronto politico sui criteri di accesso ai fondi JTF. Per l’ennesima volta è stata rinviata in commissione l’audizione dell’assessore Di Sciascio sulla controversa esclusione di numerosi codici Ateco dai bandi destinati a Taranto. Una scelta contestata da mesi dalle opposizioni. I consiglieri regionali Massimiliano Di Cuia e Renato Perrini accusano la Regione di aver ristretto eccessivamente la platea dei beneficiari, privilegiando quasi esclusivamente il comparto manifatturiero e lasciando fuori numerose attività economiche che avrebbero potuto beneficiare delle risorse. Le critiche si rafforzano anche alla luce di quanto avviene in altri territori italiani interessati dal Just Transition Fund.
Nel Sulcis, in Sardegna, le risorse JTF vengono infatti utilizzate con un approccio più elastico e inclusivo, costruito anche sulla base delle istanze espresse dai territori e dalle comunità locali, con l’obiettivo di ampliare la partecipazione delle diverse realtà economiche e sociali. Necessario rendere più flessibili anche i criteri adottati per Taranto. La Regione, però, non risponde. E l’audizione, prevista nei giorni scorsi, slitta ancora al 19 giugno. Il paradosso è evidente. Taranto è il territorio simbolo della transizione industriale italiana, destinatario di centinaia di milioni di euro europei proprio per diversificare l’economia e creare nuove opportunità. Eppure, tra bandi sospesi, fondi contingentati, esclusioni contestate e continui rinvii del confronto politico, il rischio è che la burocrazia finisca per correre più veloce degli investimenti.
