«Il Governo Meloni continua a inseguire l’emergenza con una gestione improvvisata e fallimentare, scaricando sui cittadini proprie incapacità, con costi enormi, senza indicare alcuna soluzione concreta né una prospettiva industriale credibile per Taranto e per la siderurgia italiana». Lo afferma il vice presidente e responsabile della politica economica e fiscale del Movimento 5 stelle, senatore Mario Turco, commentando il prestito deciso dal Consiglio dei ministri per consentire il proseguimento delle attività dello stabilimento ex Ilva di Taranto. «L’ennesimo intervento tampone», dice Turco.
Il senatore pentastellato sottolinea che «da quando il dossier è nelle mani del ministro Urso, il peggior ministro dell’Industria della storia repubblicana, siamo arrivati a oltre 1,5 miliardi di euro tra prestiti ponte, contributi e versamenti diretti al capitale. Una massa enorme di denaro pubblico, gestita senza adeguata trasparenza, con affidamenti e appalti diretti, spesso senza gare ad evidenza pubblica, su cui la Corte dei conti dovrebbe verificare la regolarità delle procedure e soprattutto l’effettiva recuperabilità delle risorse pubbliche impiegate».
Secondo Mario Turco, «considerando l’intero periodo del Governo Meloni, il conto complessivo potrebbe superare i 5 miliardi di euro. Su tutto questo il ministro Urso non ha mai fornito risposte chiare, nonostante le numerose interrogazioni parlamentari presentate dal Movimento 5 Stelle. Questo fallimento porta una firma politica precisa: quella di Giorgia Meloni, che sul dossier ex Ilva ha scelto di restare distante e silenziosa. Non ha mai proferito parola. E meno male che definisce la Puglia la sua “seconda casa”: da quando governa la destra, Taranto è diventata sempre più una città sacrificata, trasformata nel simbolo dello sperpero di denaro pubblico senza una vera strategia industriale, ambientale e sociale. Altro che rigore di bilancio: è qui che si consuma il vero fallimento della gestione economica e finanziaria del Governo».
