Nessuna risposta per i sindacati a conclusione del primo tavolo tecnico sull’ex Ilva convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Le sigle, al termine del confronto, continuano a chiedere l’intervento diretto del governo a Palazzo Chigi. «Evidentemente al governo otto ore di sciopero non sono bastate per capire che c’è un’emergenza Ilva nel nostro Paese, che sono a rischio 20mila posti di lavoro, che è a rischio la salute e la sicurezza delle persone», dichiara Michele De Palma, segretario generale della Fiom.
L’incontro al Mimit, a cui non hanno partecipato né i ministri né i rappresentanti delle Regioni e dei Comuni interessati, si è risolto in un semplice ascolto delle proposte sindacali. Il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, spiega: «Abbiamo avuto solo un ascolto senza alcuna risposta. Li abbiamo invitati a intervenire con una proposta politica, perché è questo che serve. Il governo non può pensare solo all’ascolto».
Sul piatto resta la complessa gestione della gara di vendita. Il gruppo indiano Jindal ha confermato l’interesse ad andare avanti nell’attuale procedura per l’intero perimetro aziendale. Tuttavia, un’eventuale modifica del bando allungherebbe i tempi, scontrandosi con la scadenza del prestito ponte dell’Unione europea per Acciaierie d’Italia in As e con i limiti imposti dalla decisione della Corte d’Appello sulla chiusura dell’area a caldo.
Le parti sociali chiedono garanzie certe: per Michele De Palma i pilastri imprescindibili rimangono la decarbonizzazione e la tutela di tutti gli occupati, ritenendo necessaria la partecipazione pubblica per mettere in sicurezza il sito.
Da parte sua, Sasha Colautti dell’esecutivo nazionale Usb richiama l’attenzione sulle tutele dei lavoratori «a prescindere dall’area a caldo», ricordando che chi opera nella fabbrica subisce da 14 anni le conseguenze di scelte politiche errate. Senza una riconvocazione celere con impegni precisi, le sigle sindacali confermano che valuteranno il proseguimento delle mobilitazioni.
