Sono 274 i posti di lavoro a rischio nelle imprese dell’indotto ex Ilva. In particolare sono due le imprese in crisi: la Pitrelli, con una trentennale esperienza nei montaggi e nolo di mezzi industriali, che ha annunciato 56 esuberi e la SEmat Sud – controllata dalla bresciana Semat SpA – attiva nelle costruzioni industriali e infrastrutture che vuole mettere fine al suo impegno in terra ionica e mandare a casa 218 addetti per i quali a marzo terminerà la cassa integrazione.
La presa di posizione
Per quanto riguarda la ditta con sede a Statte si registra la presa di posizione della Uilm, dopo il mancato accordo nell’incontro all’Arpal Puglia sulle procedure di licenziamento alla Pitrelli srl. «Non saremo mai complici di chi mette per strada le famiglie. È inaccettabile che i lavoratori che hanno svolto attività di manutenzione garantendo per anni la continuità produttiva dello stabilimento ex Ilva grazie al patrimonio di competenze acquisite, siano oggi sacrificati», sostengono dal sindacato che aggiunge: «Inoltre, il fermo delle batterie trascinerà con sé una parte importante delle attività lavorative dei lavoratori dell’indotto, rischiando di innescare una pioggia di richieste di cassa integrazione e ulteriori licenziamenti collettivi in altre aziende». Conclude la Uilm: «Taranto non può più pagare il prezzo di un’assenza di scelte istituzionali che stanno trasformando sempre più il territorio in un deserto occupazionale dove vige la rassegnazione».
L’altra crisi
Per la crisi occupazionale alla Semat Sud, invece, i sindacati degli edili di Cgil, Cisl e Uil si sono rivolti alla task force della Regione Puglia, guidata da Leo Caroli, chiedendo un incontro. Una vicenda che si trascina dallo scorso 15 dicembre, quando l’azienda, che opera all’interno dell’appalto ex Ilva da oltre venti anni – ha avviato le procedure di licenziamento per i 218 dipendenti, motivate dalla cessione dell’attività e della presenza tarantina.
Le organizzazioni sindacali – insieme alle Rsu – nella lettera rivolta alle autorità competenti hanno chiesto alla società di ritirare la procedura e «di individuare congiuntamente misure di salvaguardia occupazionale in attesa dell’auspicato rilancio industriale e ambientale dell’ex Ilva di Taranto, senza riscontrare disponibilità da parte di Semat Sud». Si chiede quindi «la convocazione di un incontro presso il comitato Sepac affinché si scongiuri il licenziamento di 218 lavoratori della Semat Sud».










