La Regione non chiude la porta all’impianto ad ossicombustione, da anni al centro di un controverso iter autorizzativo, ma neppure accelera.
La linea dell’assessora all’Ambiente Debora Ciliento è improntata alla prudenza: «Sul ciclo dei rifiuti occorre aprire un dibattito in Puglia per capire modalità e tipologie di impianti». Una posizione che rinvia ogni valutazione alle procedure tecniche e riapre una questione politicamente esplosiva: come smaltire i rifiuti senza moltiplicare discariche e impianti contestati?
Il progetto Newo, rimasto per anni in lista d’attesa, ha imboccato una nuova strada alla fine del 2025, con la richiesta di accesso alla procedura nazionale ZES. Un passaggio che non esclude il coinvolgimento della Regione, chiamata a esprimersi attraverso il PAUR, il Provvedimento autorizzatorio unico regionale.
L’iter, avviato circa due mesi fa, prevede l’apertura della conferenza di servizi con tutti gli enti competenti, chiamati a valutare gli aspetti ambientali e tecnici dell’impianto. Tempi tutt’altro che brevi, dunque, mentre la Puglia continua a fare i conti con un sistema di smaltimento ancora fragile. I due termovalorizzatori esistenti non sono sufficienti ad assorbire il fabbisogno regionale. Il nodo, però, è soprattutto politico.
La Giunta Decaro evita per ora di schierarsi, affidando alle valutazioni tecniche una decisione destinata a dividere territori e forze politiche. Con un ulteriore elemento: trattandosi anche di produzione energetica, il ruolo della Regione potrebbe non essere decisivo, alla luce delle competenze statali e della procedura nazionale attivata. Una partita nella quale Roma potrebbe avere l’ultima parola. E sulla quale la politica pugliese dovrà comunque assumersi le proprie responsabilità.
