Non basta un presidente per risolvere tutti i problemi, «io stesso non l’ho mai pensato». Così il governatore Decaro in apertura del suo discorso nel giorno dell’inaugurazione della Fiera. Ma il presidente ha scelto di non fare il bilancio dei suoi primi mesi di governo, piuttosto formula una richiesta di collaborazione: «Il futuro della Puglia viene prima del destino personale di ognuno di noi».
Un appello rivolto a maggioranza e opposizione, Governo e Regione, sindaci e amministratori, con l’obiettivo di affrontare insieme le fragilità della regione. E fra le priorità non più rinviabili c’è l’Ilva. Di fronte alla prospettiva dello spegnimento dell’area a caldo dell’ex Ilva, il presidente chiede allo Stato una «legge speciale» e un nuovo progetto industriale che tenga insieme salute, lavoro e sviluppo. L’obiettivo, nelle sue parole, è rendere possibile «un’industria nuova», con un acciaio più pulito e un futuro diverso per la città. I Giochi del Mediterraneo vengono indicati come possibile punto di partenza per una rinascita urbana e sociale.
Ampio spazio anche al contrasto alla violenza contro le donne. Ricordando Franco Isceri e la figlia Lorena, il presidente rilancia il progetto della «scuola d’amore», nata da un’idea di Donato Metallo, con programmi di educazione all’affettività e al rispetto nelle scuole pugliesi. «Non abbiamo bisogno di uomini forti, abbiamo bisogno di donne e uomini liberi», afferma, sostenendo che scuola e famiglie debbano offrire ai giovani strumenti per orientarsi nel mondo delle relazioni.
Sul fronte economico cita la crescita dell’export pugliese e dell’occupazione, annunciando l’avvio dei voli cargo da Grottaglie come opportunità per le imprese e per il territorio. Ma il capitolo più delicato resta la sanità: il disavanzo ha imposto l’aumento progressivo dell’Irpef, mentre la Regione punta alla riduzione delle liste d’attesa, alla riorganizzazione dei pronto soccorso e alla presa in carico dei pazienti cronici. Il presidente annuncia inoltre battaglia contro l’autonomia differenziata, considerata un rischio per l’uniformità del diritto alla cura.
