Nonostante la sentenza della Corte d’Appello di Milano che dispone la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto, il gruppo indiano Jindal Steel International «reitera il proprio pieno impegno in relazione alla procedura di gara in corso ed è pronta a perfezionare immediatamente l’operazione».
È quanto si legge in una lettera inviata dal gruppo indiano ai commissari straordinari di Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia in As firmata dal direttore delle operazioni europee, Narendra Kumar Misra.
Il gruppo, dopo la sentenza del 26 luglio scorso che impone di sospendere le attività dell’area a caldo del siderurgico tarantino entro 90 giorni, rilancia il proprio interesse all’acquisizione evidenziando la volontà di «procedere con l’acquisizione dell’intero perimetro, sia dell’area a caldo che dell’area a freddo», valutando «il riavvio dell’area a caldo a nostro rischio, in conformità con le indicazioni del Tribunale di Milano».
Jindal assicura inoltre di essere in grado di realizzare un forno elettrico nello stabilimento di Taranto e che nel frattempo potrebbe garantire la continuità operativa dell’area a freddo ridirezionando «i volumi di bramme dal proprio altoforno di grandi dimensioni recentemente avviato in India», con l’obiettivo di «poter fornire fino a quattro milioni di tonnellate di bramme all’anno», una quantità ritenuta sufficiente per «assicurare il funzionamento a pieno regime dell’area a freddo e di tutti gli impianti sottostanti a Taranto, Genova e Novi Ligure». Inoltre Jindal assicura che «entro dicembre 2027 saremo in grado di mettere a disposizione fino a ulteriori due milioni di tonnellate di bramme a basse emissioni di Co2 provenienti dall’Oman».
Il gruppo specifica che «una volta realizzato il forno ad arco elettrico disporremo inoltre di acciaio fuso e colato a Taranto».
Gli indiani evidenziano che «quanto prima sarà perfezionato il closing tanto prima potremo avviare le nostre forniture di bramme, assicurando la continuità operativa dell’area a freddo a pieno regime». Jindal garantisce infine, attraverso questa operazione, «il mantenimento di un numero significativamente maggiore di posti di lavoro rispetto a qualsiasi operazione avente a oggetto la sola area a freddo».
