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Ex Ilva, 20mila lavoratori a rischio: «Subito il blocco dei licenziamenti. Palazzo Chigi convochi un tavolo»

La Fiom Cgil chiede un piano straordinario d’intervento per i dipendenti diretti e dell’indotto del siderurgico, prima che la «bomba sociale» esploda

Ex Ilva, 20mila lavoratori a rischio: «Subito il blocco dei licenziamenti. Palazzo Chigi convochi un tavolo»

Sono 20mila, spiega la Fiom Cgil, i lavoratori dell’ex Ilva di Taranto a rischio licenziamento, con l’incubo di una cassa integrazione a zero ore, dopo che i giudici della Corte d’Appello civile di Milano hanno confermato lo stop dell’area a caldo dello stabilimento del capoluogo ionico a partire dal prossimo ottobre.

I sindacati chiedono garanzie urgenti, bonifiche e una svolta che veda lo Stato in prima linea.

Michele De Palma, segretario generale della Fiom Cgil, invoca un piano straordinario d’intervento per i dipendenti diretti e dell’indotto, chiedendo il «blocco immediato dei licenziamenti» prima che la «bomba sociale» esploda.

Il leader della Fiom sottolinea come «i soggetti privati non garantiscono l’interesse pubblico del Paese, né quello dei lavoratori, della decarbonizzazione, dell’ambiente e della salute». Se dovesse subentrare un nuovo acquirente privato, De Palma considera indispensabile una partecipazione pubblica strutturale: «Basta con i privati che prendono i soldi pubblici e poi ci lasciano le macerie».

Per sbloccare lo stallo, il segretario della Fiom sollecita la convocazione urgente di un tavolo a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Sulla stessa linea Gennaro Oliva, coordinatore della Uil di Taranto, che definisce il capoluogo ionico l’unica vera vittima di una classe politica incapace di assumersi responsabilità concrete tra commissariamenti e continui cambi di gestione.

Secondo Oliva, uno stabilimento fermo e privo di progettualità rischia di trasformarsi in un’emergenza ancora più grave. La priorità assoluta deve essere assegnata alle bonifiche, al risanamento e alla messa in sicurezza degli impianti, impiegando direttamente le maestranze e i lavoratori dell’indotto che conoscono a fondo la fabbrica.

I finanziamenti disponibili devono servire alla tutela del territorio, mentre gli eventuali nuovi investitori dovranno garantire un piano industriale reale e sostenibile, ponendo fine alla stagione degli annunci e dei soccorritori improvvisati.