Si è concluso con un nuovo mancato accordo l’incontro tenutosi oggi, 22 aprile, al ministero del Lavoro sulla proroga della Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) per l’ex Ilva.
Il dato più critico emerso dal tavolo riguarda la tenuta economica della misura: secondo quanto riferito dai sindacati, le risorse attualmente disponibili per garantire l’integrazione salariale al 70% coprirebbero il sussidio solo fino al mese di ottobre 2026, a fronte di una richiesta di proroga al 28 febbraio 2027.
La procedura di Cigs interessa complessivamente 4.450 lavoratori di Acciaierie d’Italia (AdI) in amministrazione straordinaria. Nonostante il precedente confronto dello scorso 16 aprile, le posizioni tra azienda e parti sociali restano distanti, segnando quello che le sigle sindacali definiscono un «netto arretramento» rispetto alle garanzie fornite.
L’allarme dei sindacati: «Copertura incerta e sicurezza a rischio»
Le organizzazioni dei lavoratori hanno espresso una ferma condanna verso la gestione della vertenza, lamentando la mancanza di un piano industriale concreto e di certezze finanziarie.
Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom Cgil, ha definito «inaccettabile» l’assenza di coperture economiche certe per l’intero periodo di 12 mesi, sottolineando come anche gli interventi su manutenzione e sicurezza siano vincolati alla scarsa liquidità residua.
Sulla stessa linea Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm, che ha evidenziato la drammaticità della situazione produttiva a Taranto: «Con un solo altoforno in marcia, l’azienda si sta lentamente fermando. Il governo si ostina a cercare improbabili investitori senza aver risanato l’azienda. Chiediamo di assumere la decisione di nazionalizzare transitoriamente l’ex Ilva».
I nodi del piano di ripartenza
Le sigle Ugl Metalmeccanici e Usb hanno inoltre puntato il dito contro lo stallo delle trattative condotte dal Mimit con potenziali acquirenti (come Jindal o Flacks Group), definite da Scarpa «finte trattative».
Secondo Daniele Francescangeli e Alessandro Dipino (UglM), non sono stati fatti passi avanti né sulla vendita degli asset né sul piano di rilancio, denunciando inoltre la mancata disponibilità dell’azienda a riconoscere la maturazione delle ferie per chi è in Cigs a zero ore.
Pietro Pallini (Usb) ha rincarato la dose, invitando l’esecutivo a prendere il controllo diretto della fabbrica per evitare una «deriva sociale e industriale», minacciando iniziative di protesta se non giungeranno risposte concrete nei prossimi giorni.
La richiesta di un tavolo a Palazzo Chigi
L’unanimità dei sindacati chiede ora che il confronto venga spostato nuovamente a Palazzo Chigi. Era stata promessa una convocazione entro il mese di marzo che, tuttavia, non è mai avvenuta.
La richiesta è chiara: slegare la discussione sulla Cigs dalla mera gestione degli esuberi e riportarla all’interno di un piano sociale e industriale che garantisca il lavoro «sicuro e salubre» e non l’uso degli ammortizzatori sociali sine die.










