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Ex Ilva, Flacks vuole diventare tarantino: «Non temiamo i problemi giudiziari»

Dalla prossima settimana, Michael Flacks sarà in Italia per incontrare i principali interlocutori istituzionali, i rappresentanti delle Regioni e le parti sociali per affrontare il «dossier Ilva» e illustrare le intenzioni del gruppo americano sul rilancio della produzione siderurgica. La visita del patron della società americana - in concorrenza con l’indiana Jindal per acquisire l’ex…
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Dalla prossima settimana, Michael Flacks sarà in Italia per incontrare i principali interlocutori istituzionali, i rappresentanti delle Regioni e le parti sociali per affrontare il «dossier Ilva» e illustrare le intenzioni del gruppo americano sul rilancio della produzione siderurgica. La visita del patron della società americana – in concorrenza con l’indiana Jindal per acquisire l’ex Ilva – è stata anticipata da una nota che ribadisce l’intenzione di Flacks Group di subentrare nella gestione del sito tarantino.

«Anche le tensioni legate alla sospensione dell’esercizio della centrale termoelettrica disposta dal sindaco, e il possibile ricorso dei commissari al Tar, non ci intimoriscono» si legge nella nota diffusa alla stampa per aggiungere una ulteriore precisazione che ha il sapore di una forte determinazione: «nulla potrà scalfire la nostra determinazione a rilanciare lo stabilimento, proteggere i posti di lavoro e garantire un futuro solido, sostenibile e rispettoso dei più alti standard ambientali per la comunità di Taranto» e conclude: «Vogliamo chiudere un capitolo buio della storia di questa acciaieria: il potenziale c’è, così come il know-how e la competenza necessari per rilanciarla a livelli eccellenti».

Una determinazione accompagnata da una precisazione: «Portare Flacks Group all’ex Ilva non significa soltanto salvare un sito produttivo: significa aprire l’acciaio italiano a mercati globali e dare alla produzione tarantina una proiezione internazionale oggi inesistente».

Le reazioni

Ad accendere gli animi sono le parole dell’ex ministro Carla Calenda, oggi in Puglia per una serie d’incontri e presentazione del suo ultimo libro. «l’Ilva non la vuole aperta nessuno. Non la vuole aperta il comune di Taranto, la magistratura, la Regione, nemmeno i sindacati. Stanno solo facendo il gioco di chi rimane con il cerino in mano» ha sottolineato Calenda, scatenando la reazione del senatore pentastellato, Mario Turco: «Carlo Calenda non può permettersi di dare lezioni a Taranto. Il disastro dell’ex Ilva porta anche la sua firma. È lui uno dei responsabili politici del vicolo cieco in cui Taranto è stata trascinata».

Mentre il presidente nazionale di Federacciai,Antonio Gozzi, lancia un appello che è anche una provocazione: «La comunità pugliese e di Taranto deve decidere se vuole l’industria o no. Un’industria siderurgica, nel rispetto delle leggi e nella strategia di decarbonizzazione, richiede requisiti ineliminabili». Commento amaro dei sindacati: «Manca serietà e volontà di decidere da parte di chi ha la responsabilità di dare certezza a cittadini e lavoratori» sottolineano Fim, Fiom e Uilm nazionali sulla vertenza ex Ilva, ancora senza risposte dopo l’ultimo confronto a Palazzo Chigi sulla cassa integrazione.

La sentenza

Intanto, il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Taranto, Giovanni Caroli, pronunciandosi su un caso sollevato dall’associazione ambientalista «Giustizia per Taranto» verso gli ex dirigenti di Acciaierie d’Italia Loris Pascucci e Vincenzo Dimastromatteo e la stessa Acciaierie d’Italia, ha escluso eventuali responsabilità civili della società esclusa come responsabile civile per lo spolverio proveniente dallo stabilimento siderurgico. Inoltre, il gup deciderà nell’udienza dell’8 luglio nel merito visto che la società è anche citata come civilmente obbligata per la pena pecuniaria.

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