«La decisione della magistratura non può diventare la pietra tombale sulla siderurgia primaria italiana». Con questo fermo avviso Valter Quercioli, presidente di Federmanager, è intervenuto dopo il rigetto da parte della Corte di Cassazione dei ricorsi contro lo spegnimento dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto. Pur ribadendo che la tutela di salute e ambiente, unita al rispetto delle sentenze, resti indiscutibile, Quercioli lancia un allarme sul rischio di perdere un tassello cruciale dell’autonomia industriale del Paese, con ripercussioni devastanti per la manifattura e l’occupazione. Per questo viene chiesto al Governo un piano immediato che chiarisca soluzioni, risorse, investimenti e tempi certi per salvaguardare il settore.
A destare forte preoccupazione è anche la procedura di licenziamento collettivo avviata per 40 dirigenti di Acciaierie d’Italia: un passaggio ritenuto contraddittorio, poiché priva l’azienda delle competenze manageriali indispensabili per guidare il cambiamento. Federmanager sollecita quindi un tavolo di confronto urgente con istituzioni e commissari per tutelare i professionisti e verificare la compatibilità di questi tagli con le sfide della transizione ecologica a Taranto
