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Cozze “straniere” nel Mar Piccolo di Taranto, l’appello delle associazioni: «Non alla deroga»

Pur esprimendo solidarietà ai mitilicoltori, enti e sigle sostengono che non ci siano i presupposti per un’emergenza tale da stravolgere le norme

Cozze “straniere” nel Mar Piccolo di Taranto, l’appello delle associazioni: «Non alla deroga»
Mitilicoltura a Taranto

«Non firmate la deroga». È l’appello di nove associazioni del territorio all’amministrazione comunale di Taranto in relazione alla possibilità di reimmettere seme di cozze non autoctone nel Mar Piccolo.

A chiedere una sospensione del temporanea divieto – previsto dall’ordinanza sindacale numero 8 del 26 settembre 2022 – sono state alcune organizzazioni di categoria, provate dagli ingenti danni subiti dal novellame a causa delle eccezionali temperature estive.

Un’istanza a cui Confcommercio Taranto, Unicop, Centro Ittico Taranto, Enogastro Hub Aps, Wwf Taranto Ets, Slow Food Puglia, Marevivo Puglia Ets, Radio Vera Aps e Omnia Coop rispondono ponendo un freno.

Pur esprimendo piena solidarietà ai mitilicoltori colpiti, enti e sigle sostengono che non sussistano i presupposti per un’emergenza tale da giustificare lo stravolgimento delle norme.

Secondo le associazioni, la periodicità della produzione offre già le garanzie economiche necessarie: «Come da storica tradizione della produzione e commercializzazione della cozza tarantina, il novellame captato a novembre 2026 sarà già vendibile a giugno 2027 nella sua taglia intermedia, ovvero raggiunti i 4,5 cm (il cosiddetto Primativo) come già avvenuto nel 2024». La taglia commerciale piena sarà poi raggiunta tra maggio e giugno del 2028.

«Qual è l’emergenza?», incalzano i sottoscrittori della nota, ricordando come la vendita del Primativo sia sufficiente ad assicurare il sostentamento degli operatori già dalla prossima stagione estiva.

Qualora il Comune decidesse comunque di concedere l’autorizzazione, le associazioni fissano paletti stringenti: quantificazione precisa delle quote di mercato perse, rigida valutazione scientifica dei rischi ambientali e genetici, controlli sulle dimensioni, tracciabilità dei lotti e uso esclusivo di Mytilus galloprovincialis certificato dall’Ue. La priorità resta difendere l’identità del prodotto locale e la salute pubblica, evitando che la baia si trasformi in un «utero in affitto».