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Taranto, nel business della cordata italiana per l’ex Ilva anche la discarica di Mater Gratiae

Nulla di ufficiale, ma sui tavoli romani aleggia l’ipotesi di una divisione dei vari asset produttivi al sito tarantino

Taranto, nel business della cordata italiana per l’ex Ilva anche la discarica di Mater Gratiae

In quasi quindici anni lo Stato ha messo mano al portafoglio, tirando fuori circa 5 miliardi di euro in prestiti, ammortizzatori sociali e gestione commissariale per le bonifiche ambientali e la messa in sicurezza delle discariche legate all’ex Ilva, come l’area Mater Gratiae o i siti di rifiuti speciali che adesso potrebbero entrare nella partita della cordata italiana per la gestione del siderurgico tarantino.

La prospettiva

Nulla di ufficiale, ma sui tavoli romani aleggia l’ipotesi di una divisione dei vari asset produttivi al sito tarantino e, tra questi, una delle porzioni più ghiotte è rappresentata proprio dalla bonifica delle discariche e delle aree di stoccaggio e accumulo di rifiuti industriali, pericolosi e non, situati tra Taranto e Statte, tra cui la zona della ex cava Due Mari con il sito di Mater Gratiae, soggetti a sequestri, piani di copertura, monitoraggi ambientali delle falde e recenti diffide ministeriali sulla gestione dei rifiuti.

In questo senso ci sarebbe una cordata interessata al business delle bonifiche, che potrebbe fare riferimento al gruppo di imprese che hanno manifestato interesse per il siderurgico tarantino, indicate dalle indiscrezioni nei friulani del gruppo Danieli e del gruppo Pittini, nella mantovana Marcegaglia e nel gruppo multinazionale italiano di Webuild, pronti a fare da coagulo ad altre realtà imprenditoriali, già presenti nel settore della gestione ambientale, non in grado però di sopportare un’operazione di questa portata, visto che per l’ex cava Due Mari si parla di una superficie di quasi 700mila metri quadrati che richiede notevoli garanzie finanziarie e procedure di sicurezza nel trattamento dei rifiuti industriali prodotti dal polo siderurgico.

L’altra ipotesi

Tuttavia, il vero business sul quale si sarebbe acceso più di un riflettore, sarebbe un altro e riguarderebbe la dismissione dell’area a caldo del siderurgico, sulla quale dal 27 luglio scorso è iniziato il countdown imposto dalla Corte di Appello di Milano per la chiusura dell’area produttiva.

«Il tema della bonifica delle discariche non è stato neppure sfiorata negli incontri di Roma» afferma il sindaco di Statte, Fabio Spada, anche perché insiste «qualcuno deve dirci cosa vuole farne di quei siti, specie di quelli che potrebbero essere dismessi dopo l’acquisizione dello stabilimento». Insomma, dietro la gestione dell’acciaio ci sarebbero altri interessi legati alle bonifiche ambientali e, presto, potrebbero aggiungersi quelli della formazione professionale degli operai che rimarranno, si parla di circa 8mila dipendenti tra diretti e indotto, senza una collocazione.