Mercoledì 16 Settembre 2026 ☀️ 27°C
Home » Taranto » Arresti per caporalato a Taranto, la frase choc sul bracciante ferito: «Buttatelo da qualche parte»

Arresti per caporalato a Taranto, la frase choc sul bracciante ferito: «Buttatelo da qualche parte»

I lavoratori, molti dei quali africani, hanno raccontato il percorso affrontato prima di arrivare nei campi ionici. In molti casi è drammatico

Arresti per caporalato a Taranto, la frase choc sul bracciante ferito: «Buttatelo da qualche parte»

«Finché arrivo là, quello è morto… Buttatelo da qualche parte». È la frase che avrebbe pronunciato uno dei principali indagati nella maxi operazione contro il caporalato nel Tarantino, riferendosi a un bracciante rimasto ferito dopo essere caduto da una scala mentre lavorava alla raccolta degli agrumi, senza avere un regolare contratto.

L’episodio è stato ricostruito nell’inchiesta “Terra di Confine”, che ha portato ai domiciliari sei persone – tra cui un ex carabiniere – e coinvolge complessivamente 19 persone.

Sul caso dell’infortunio, le intercettazioni avrebbero registrato la preoccupazione degli indagati per le possibili conseguenze dei controlli.

Secondo l’accusa, il principale promotore, informato dell’incidente, avrebbe detto: «Finché arrivo là quello è morto… Buttatelo da qualche parte». L’uomo avrebbe rappresentato un vero e proprio punto di riferimento per numerosi lavoratori stranieri giunti in Italia alla ricerca di un’occupazione.

I braccianti, molti dei quali africani, hanno raccontato il percorso affrontato prima di arrivare nei campi del territorio ionico. Alcuni di essi hanno riferito storie particolarmente drammatiche: sarebbero transitati dalla Libia, dove hanno raccontato di essere stati privati della libertà, sottoposti a violenze e maltrattamenti e costretti ad attendere per lunghi periodi prima di poter proseguire il viaggio. Avrebbero poi affrontato la traversata del Mediterraneo su imbarcazioni precarie, raggiungendo l’Italia dopo viaggi segnati da condizioni di estrema vulnerabilità.

Agli indagati sono contestati, a vario titolo, i reati di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera nel settore agricolo, corruzione, falso e truffa, riguardanti falsi certificati medici, anche per l’ottenimento dell’erogazione di denaro pubblico.

Il sistema era ben delineato: alcuni indagati avrebbero curato il reclutamento della manodopera; altri ne avrebbero gestito l’alloggio e il trasporto; altri ancora avrebbero messo i lavoratori a disposizione delle aziende agricole, gestendone anche presenze, giornate lavorative e retribuzioni. Contestualmente agli arresti, il gip ha disposto anche il sequestro di immobili, terreni, furgoni, strutture per l’alloggio e attività imprenditoriali, per un valore complessivo di oltre un milione di euro.