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Bakary Sako ucciso a Taranto, lascia due mogli incinte in Mali. Il fratello: «La separazione più dolorosa»

Aveva due mogli in Mali, entrambe incinte, il 35enne Bakary Sako, ucciso all'alba di sabato scorso in piazza Fontana a Taranto. Secondo una prima ricostruzione, un gruppo di giovani durante una lite avrebbe accerchiato l'uomo per poi aggredirlo con un oggetto acuminato e fuggire subito dopo. Gli agenti della squadra mobile sono sulle tracce dei…
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Aveva due mogli in Mali, entrambe incinte, il 35enne Bakary Sako, ucciso all’alba di sabato scorso in piazza Fontana a Taranto.

Secondo una prima ricostruzione, un gruppo di giovani durante una lite avrebbe accerchiato l’uomo per poi aggredirlo con un oggetto acuminato e fuggire subito dopo. Gli agenti della squadra mobile sono sulle tracce dei responsabili.

Questa mattina è arrivato in città dalla Spagna il fratello minore della vittima, Souleymane. Su Facebook ha scritto che per lui è «la separazione più dolorosa». Il giovane è stato accompagnato in auto dall’aeroporto da una volontaria di Mediterranea Saving Humans, Caterina Contegiacomo, la stessa a cui era toccato dare ai parenti di Bakary Sako la notizia dell’omicidio. L’associazione supporterà anche la famiglia per il rientro della salma nel suo Paese, quando sarà autorizzata.

A quanto si è appreso, il 35enne – descritto dagli amici come una persona tranquilla e mite – era arrivato nel 2022 a Taranto per raggiungere il fratello – poi trasferitosi in Spagna – e aveva lavorato come cameriere per alcuni anni e poi negli ultimi tempi come bracciante a Massafra in attesa di trovare un’altra occupazione.

Lasciava abitualmente la bicicletta alla stazione per prendere un mezzo che lo portava nei campi. Sabato scorso si era fermato in piazza Fontana, nella città vecchia, per prendere un caffè in un bar quando ha incrociato un gruppo di giovani con cui ha avuto una discussione ben presto degenerata nell’omicidio.

Flai Cgil: «Verità e giustizia per Bakary Sako»

A chiedere «verità e giustizia» per Bakary Sako è anche la Flai Cgil Puglia, attraverso il segretario generale Antonio Ligorio.

Il sindacalista sottolinea che il 35enne non è una vittima anonima. È un lavoratore. «Nei campi della nostra regione, come in tante altre aree, migliaia di lavoratrici e lavoratori migranti sostengono pezzi fondamentali dell’economia, spesso in condizioni di sfruttamento e invisibilità che il sindacato denuncia da anni», afferma Ligorio.

La morte del giovane uomo, sottolinea il sindacato, “interroga il modello sociale, il linguaggio pubblico, il clima culturale che si respira nei territori” e “impone di affrontare senza ipocrisie anche il tema del razzismo, che troppo spesso si manifesta in forme sottili, quotidiane, normalizzate, alimentate da messaggi distorti e da un clima di odio che sta sempre più imperando nella società”.

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