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Natuzzi, protesta dei lavoratori nel giorno delle chiusure: «Qui giace il Made in Italy»

Mobilitazione e assemblee dei dipendenti dell’azienda nel giorno in cui diventa operativo il piano industriale contestato dai sindacati

Natuzzi, protesta dei lavoratori nel giorno delle chiusure: «Qui giace il Made in Italy»

Una corona di fiori e un biglietto: “Qui giace il Made in Italy“. I lavoratori Natuzzi si sono ritrovati davanti agli stabilimenti del gruppo nel giorno in cui l’azienda procede con le chiusure e l’attuazione del piano industriale contestato dalle organizzazioni sindacali.

Un piano industriale che per i lavoratori, afferma il segretario generale della Fillea Cgil Puglia, Ignazio Savino, «impoverisce il territorio, riduce la presenza produttiva in Italia e scarica ancora una volta il peso della crisi su chi lavora».

Il sindacalista fa appello alle istituzioni: «Devono intervenire con determinazione, imponendo a Natuzzi il ritiro del piano e la riapertura di un vero confronto».

Per la Fillea Cgil Puglia la vertenza Natuzzi non riguarda solo una singola azienda, ma il futuro dell’intero distretto del mobile imbottito della Murgia. «Parliamo – spiega Savino – di un settore che vale circa 9mila posti di lavoro nelle province e nel territorio murgiano, con una quota rilevante, intorno al 40%, direttamente o indirettamente legata a Natuzzi e al suo funzionamento».

Per il sindacalista «se non si interviene subito, le casse integrazioni straordinarie, le chiusure e le riduzioni produttive che stiamo registrando in questi giorni rischiano di trascinare al collasso l’intera filiera». E prosegue: «Dopo tanti anni in cui questi lavoratori hanno dato tutto e hanno contribuito alla crescita di un marchio riconosciuto nel mondo, non si può pensare di chiudere la partita con un colpo di spugna. Attraverso quell’industria intere comunità si sono emancipate, hanno costruito reddito, competenze e futuro. Oggi non possono essere abbandonate».

La Fillea Cgil Puglia ricorda inoltre il peso delle risorse pubbliche che, negli anni, hanno accompagnato la storia del gruppo e della vertenza: «Dopo oltre un miliardo di risorse pubbliche, dirette e indirette, tra interventi, sostegni e ammortizzatori sociali in 23 anni, non è accettabile che l’azienda provi a chiudere questa fase nascondendosi dietro procedure di risanamento volontario. Lo stato di crisi non lo mette in discussione nessuno, ma quella indicata da Natuzzi non è l’unica via possibile».

Per il sindacato serve una svolta immediata: «Se Natuzzi tiene davvero ai lavoratori e al territorio, decida subito di far entrare Invitalia e il pubblico nella gestione di questa fase. Se continuerà a rifiutare ogni ipotesi di intervento pubblico e ogni vincolo reale sul futuro industriale, sarà inevitabile leggere questa scelta come la volontà di abbandonare progressivamente l’Italia dopo aver beneficiato per anni del sostegno pubblico e del lavoro di questo territorio».

Savino annuncia che «le lavoratrici e i lavoratori Natuzzi non si fermeranno e la Fillea Cgil Puglia sarà al loro fianco in ogni iniziativa di mobilitazione. Chiediamo alle istituzioni di uscire dall’ambiguità e di agire subito: Natuzzi deve ritirare il piano, fermare le chiusure, bloccare le delocalizzazioni e tornare al tavolo con garanzie vere su stabilimenti, produzioni e occupazione».