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Serie A, tutti gli episodi arbitrali della decima giornata: cosa dice il regolamento

La mappa dei casi più contestati e il perché delle decisioni prese in campo e al Var con la lente e il confronto del testo

Serie A, tutti gli episodi arbitrali della decima giornata: cosa dice il regolamento

Altro turno in archivio e altri casi discussi per la decima giornata di Serie A. Il caso di giornata è senza dubbio il tocco con il braccio di Milla in Como-Venezia, oggetto di tante critiche e discussioni sia per il contatto in sé, sia per come è stata presa la decisione di non assegnare il calcio di rigore da parte dell’arbitro Maria Sole Ferrieri Caputi. Altri episodi chiave poi in Juventus-Napoli, con recriminazioni da ambo le parti. Andiamo allora a vedere cosa dice il regolamento e la ratio degli interventi Var.

Bologna-Monza, due calci di rigore con On field review: il regolamento

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Pronti via, con il primo match di giornata arrivano anche le prime due revisoni al monitor per assegnare due calci di rigore: il primo, per un fallo di mano di Zortea, il secondo per una trattenuta aerea di Lucchesi su Theate.

Per quanto riguarda il primo, vale sempre il concetto, da regolamento, dell’aumento dello spazio occupato dal corpo: al momento dell’impatto il difensore del Bologna mantiene il braccio “a L” bloccando di fatto la traiettoria del pallone in area.

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Per il secondo invece viene punita la trattenuta in quanto impedisce all’avversario una elevazione per arrivare eventualmente sul pallone. Per regolamento, la trattenuta è di per sé punibile a prescindere dall’intensità.

Braccio di Zortea e trattenuta di Lucchesi: perché è intervenuto il Var

Sappiamo che quest’anno vengono prese in carico dalla sala Var situazioni piuttosto oggettive: queste seguono la linea del grave ed evidente errore per la posizione inequivocabile del braccio e la maglia che si allunga vistosamente.

Como-Venezia, il tocco con il braccio di Milla: il regolamento

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Nel lunch match di domenica l’episodio più discusso. Ferrieri Caputi fischia un calcio di rigore per fallo di mano di Milla al limite dell’area di rigore: il pallone proviene da un compagno di squadra ma non a distanza ravvicinata e il grado di apertura del braccio forma una “V”, rendendolo al limite del concetto di aumento di spazio occupato dal corpo.

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Tuttavia, il regolamento pone in evidenza per decretare un fallo di mano anche la “naturalezza” del braccio al momento del contatto con il pallone. Ovvero, se un braccio in quel momento si trova disteso verso il basso, lungo il tronco, parallelo a esso, con poco spazio da esso, questo viene considerato in posizione naturale. Se il calciatore in questione fa più grande la propria figura attraverso quel braccio, allora il tocco si considera punibile. Quindi per questo, in questi casi non conta che il braccio sia fuori dalla sagoma, perché, in poche parole, per dinamica era normale che fosse in quella posizione, non poteva essere in nessun’altra posizione per evitare quel tocco accidentale. È con questi parametri che è stata presa la decisione riguardando l’immagine al monitor

Un fattore complice della decisione finale molto probabilmente è stato anche il fatto che il tocco non si opponesse a un tiro o a un cross avversario ma provenisse da un compagno di squadra: per le linee guida Uefa, infatti, questa casistica “depenalizza” i contatti braccia-pallone al pari di un’ “autogiocata”.

Tocco di braccio di Milla: perché è intervenuto il Var

La motivazione originaria dell’intervento da Lissone poteva sembrare in un primo momento l’eventuale posizione del contatto al di fuori dell’area di rigore. Ma se così fosse stato, il Var avrebbe applicato una “overrule”, ovvero avrebbe fatto correggere il punto di battuta dal dischetto al calcio di punizione. Invece è proprio la posizione distesa verso il basso del braccio che ha fatto presumibilmente scattare la chiamata, giudicandola naturale e quindi non punibile.

Pallonata sul volto di Deiola prima della rete di Pinamonti

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Prima della rete del vantaggio di Pinamonti, Deiola viene colpito al volto dal pallone con un tiro di Dele-Bashiru e rimane a terra. Il regolamento non stabilisce in nessun punto che l’arbitro debba sempre e immediatamente fermare il gioco per la testa o il volto colpito da un pallone. Il testo infatti recita:

La sicurezza dei calciatori è di fondamentale importanza e l’arbitro deve facilitare il lavoro del personale medico, specialmente in caso di infortuni gravi e/o per la valutazione di un trauma alla testa.

Resta quindi una misura di prevenzione da parte dell’arbitro quella di fischiare per interrompere il gioco laddove ravvede un colpo per permettere subito la valutazione di un trauma alla testa.

Juventus-Napoli, gli interventi di Koopmeiners e Lucumì: il regolamento

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Nei primi minuti di gara, Koopmeiners interviene per tentare di anticipare Anguissa ma gli pesta la caviglia: Sozza non ravvede il colpo e assegna la rimessa dal fondo. L’intervento si colloca come un tackle in cui bisogna valutare le caratteristiche da regolamento di “negligenza”, “imprudenza” o “vigoria sproporzionata”.

  • per “negligenza” si intende che il calciatore mostra mancanza di attenzione o considerazione nell’effettuare un contrasto o che agisce senza precauzione. Non è necessario alcun provvedimento disciplinare.
  • per “imprudenza” si intende che il calciatore agisce con noncuranza del pericolo o delle conseguenze per l’avversario e per questo deve essere ammonito.
  • per “vigoria sproporzionata” si intende che il calciatore eccede nell’uso necessario della forza e/o mette in pericolo l’incolumità di un avversario e per questo deve essere espulso.
Serie A, tutti gli episodi arbitrali della decima giornata: cosa dice il regolamento

Nel secondo tempo invece il Napoli recrimina per un intervento scomposto di Lucumì, già ammonito, per un secondo cartellino giallo. Anche in questo caso bisogna valutarne le caratteristiche secondo la definizione di “imprudenza”.

Koopmeiners e Lucumì: perché il Var non è intervenuto

In entrambi i casi, il Var da protocollo non può intervenire per far assegnare un’ammonizione. Entrambi i casi quindi non sono stati valutati come gravi falli di gioco, quindi con vigoria sproporzionata, per un’espulsione diretta.

Oliveira su Cabal in area di rigore: il regolamento

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Anche la Juventus recrimina su un presunto calcio di rigore per un pestone laterale di Oliveira su Cabal: il contatto però avviene senza contesa del pallone. Sul regolamento non esiste la casistica relativa agli “step on foot“ (o in italiano “pestoni”), quindi non c’è una regola che stabilisca che quel tipo di impatto si debba fischiare. E non esiste neanche una specifica che si esprime su “togliere/sfilare” una scarpa all’avversario. Sarebbe sempre quindi da collocare come un tackle e stabilire se almeno sia negligente, per essere punibile, ma con una contesa del pallone (che qui non c’è), oppure deve essere valutato come imprudente (e quindi da ammonizione).

Oliveira-Cabal: perché il Var non è intervenuto

In questo caso il motivo del mancato intervento è da attribuire alla mancata evidenza di una imprudenza: l’intensità non è tale, per la sala Var, di una ammonizione.