Ancora un pareggio tra Juventus e Milan, il terzo consecutivo dopo gli 0-0 dell’anno scorso, ma questa volte vedendo molto più gioco in campo. Una Juventus dominatrice nel palleggio ma impalpabile, più che sprecona, dalla trequarti in su: alla fine gli uomini di Spalletti pagano proprio questo subendo un goal al primo vero tiro in porta avversario e riesce a non perderla solo nei minuti finali con l’assedio terminato con un’incornata del solito uomo della provvidenza, Federico Gatti, su un ottimo cross di Koopmeiners (che prende il posto di un positivo ma non esplosivo Alajbegovic alla prima da titolare). Di contro, un Milan sornione, attento nelle chiusure, che si affida sempre al veterano Luka Modric per gestire il pallone una volta recuperato e che prova con la nuova freschezza di gioventù a dare lo sprint alla manovra d’attacco, arrivandoci però molto di rado.
Gran parte delle responsabilità dell’intera prestazione della Juventus sono da attribuire a Kolo Muani. Il francese sbaglia tutto ciò che può sbagliare e non fa nulla di ciò che potrebbe fare: non riesce a difendere un pallone, a dialogare con i compagni, a resistere ai corpo a corpo in area di rigore, passaggi e aperture imprecise, non calcia in porta, e soprattutto perde diversi palloni, uno su tutti è quello che porta poi alla marcatura di Cisse. Una prova imbarazzante, da 3 in pagella: Spalletti sceglie di tenerlo in campo fino alla fine solo per risparmiargli la bordata di fischi dello stadium, un ipotetico fardello psicologico. Il motore bianconero in generale funziona ma si inceppa sempre quando si tratta di fare le scelte decisive al limite dell’area: per entrarci si affida quasi sempre al funambolico Conceicao, ma quando non ci riesce non scegli praticamente mai la conclusione dalla distanza. Non è un caso che proprio lo stesso folletto portoghese all’unico tiro in porta da fuori colpisca il palo. La Juventus si perde così spesso tornando indietro invece di affondare, denotando anche una spiccata mancanza di coraggio nell’osare: pochissime le imbucate a premiare inserimenti e sovrapposizioni, per paura di perdere palla. Il gigante Woltemade offre apparentemente una soluzione per riferimento, di sicuro molto più affidabile nella stessa posizione rispetto al collega Kolo Muani.
Per il Milan, ancora cantiere aperto ma guidato da un capo che sa già il fatto suo nonostante la giovane età, ci sono fondamenta sulle quali costruire: il già citato Modric, l’idea di Rabiot più avanzato che garantisce più solidità dietro, Pavlovic che guida con grinta la difesa e il ragazzino promessa della nazionale Cisse che è già una scommessa vinta dal tecnico portoghese. I rossoneri mancano tuttavia di controllo, e senza il pallone arrivano logicamente con i contagocce ad affacciarsi sull’area di rigore juventina: la punta Ramos non brilla proprio per questo, con praticamente zero palloni giocabili.
La cronaca
Oltre alla novità del bosniaco per i bianconeri c’è quella di Amorim che lancia Moreira dal primo minuto. Il tecnico bianconero dà fiducia anche a Nico Gonzalez e ripropone la difesa a quattro con Kalulu, Bremer, Lucumì e Celik, il rossonero sceglie il tandem Rabiot-Saelemaekers per sostenere Ramos e affida il centrocampo a Modric.
Il primo, vero squillo arriva al 25′, quando Conceicao calcia, Maignan respinge e sulla ribattuta non riesce a intervenire Locatelli. Nell’area di rigore di Vicario non arriva nessun pericolo perché la manovra del Milan è lenta e prevedibile, i bianconeri sembrano più vivaci e ci riprovano in chiusura di primo tempo ancora con il 7 portoghese, ma l’estremo difensore francese è nuovamente attento nell’intervento. La ripresa si apre senza cambi, il più pimpante e pericoloso è ancora Conceicao e dopo dieci minuti va davvero vicino a sbloccare la sfida, ma colpisce il palo con un sinistro potente da fuori area. Amorim prepara tre cambi in uno slot e inserisce Loftus-Cheek, Chukwueze e Cisse per Saelemaekers, Rabiot e Moreira, Spalletti risponde con Koopmeiners e Boga al posto di Nico Gonzalez e Alajbegovic.
A funzionare sono proprio le mosse del rossonero: l’azione inizia con De Winter che ringhia su Kolo Muani, poi Chukwueze apre per Cisse e il classe 2006 beffa Locatelli, Kalulu e infine Vicario, bissando l’altro suo gol torinese nella sponda granata della città appena due settimane fa. Spalletti si gioca la carta del doppio centravanti, Woltemade debutta e si piazza al fianco di Kolo Muani subentrando a Douglas Luiz (con un momento di confusione perché inizialmente era uscito Locatelli), al tedesco capita un buon pallone ma di sinistro non inquadra la porta.
L’ultimo ariete inserito dal tecnico bianconero è Gatti, buttato nella mischia nell’insolito ruolo di attaccante, e in pieno recupero ci pensa proprio lui a pareggiare saltando più in alto di tutti sul cross di Koopmeiners. Dopo la rete i bianconeri non prendono il pallone per tornare a centrocampo, preferendo rimanere a esultare: comportamento che fa riflettere sulla poca voglia di portare il pieno risultato a casa. Nel finale c’è anche qualche scintilla Gatti-Cisse e Woltemade-Pavlovic, ma il risultato non cambia più: Juve e Milan fanno 1-1, entrambe le squadre salgono a quota 7. Nel prossimo turno i bianconeri andranno a Reggio Emilia contro il Sassuolo, i rossoneri nella Capitale contro la Lazio.
