Al Policlinico di Bari è stato eseguito per la prima volta nel Sud Italia un intervento con l’utilizzo di un Abi (Auditory brainstem implant), dispositivo indicato nei pazienti nei quali il nervo acustico non può più trasmettere al cervello i segnali provenienti dall’orecchio.
Una ragazza di 18 anni, affetta da neurofibromatosi di tipo 2, ha recuperato l’udito grazie a un innovativo impianto posizionato direttamente sul tronco encefalico.
L’operazione, durata otto ore, ha visto la collaborazione multidisciplinare dell’équipe di Neurochirurgia, diretta dal professor Francesco Signorelli, e di Otorinolaringoiatria, diretta dal professor Nicola Quaranta.
La neurofibromatosi di tipo 2 è una rara patologia genetica che provoca tumori al sistema nervoso e che aveva compromesso del tutto l’udito dell’orecchio destro della paziente, riducendo anche quello sinistro.
Durante l’intervento chirurgico, le équipe hanno rimosso uno schwannoma vestibolare di grandi dimensioni preservando il nervo facciale, ma poiché il nervo acustico non era conservabile, si è scelto di bypassarlo inserendo un dispositivo Abi (Auditory brainstem implant).
L’intervento richiede un’estrema precisione millimetrica. A differenza dell’impianto cocleare, l’Abi prevede l’inserimento di una matrice di elettrodi collocata direttamente sui nuclei cocleari del tronco encefalico, con un posizionamento verificato in itinere mediante monitoraggio neurofisiologico.
«La particolarità di questo intervento – spiega il professor Signorelli – è che, contestualmente all’asportazione completa del tumore, abbiamo potuto impiantare un dispositivo che consente alla paziente di tornare a percepire i suoni». Il professor Quaranta aggiunge: «Il dispositivo bypassa il nervo cocleare e stimola direttamente il nucleo cocleare, cioè la struttura del tronco encefalico coinvolta nella funzione uditiva».
Il direttore generale del Policlinico di Bari, Antonio Sanguedolce, sottolinea che «si tratta di una procedura ad altissima specializzazione, eseguita in pochissimi centri in Italia. Otorinolaringoiatri, neurochirurghi e audiologi hanno lavorato insieme dalla fase chirurgica all’attivazione dell’impianto e accompagneranno la paziente nel successivo percorso di riabilitazione uditiva».
La fase di attivazione, gestita dalla professoressa Alessandra Murri dell’Otorinolaringoiatria, ha già mostrato un’ottima risposta iniziale, restituendo alla ragazza la percezione dei primi stimoli sonori. Ora la diciottenne affronterà un percorso graduale di regolazione e riabilitazione per consentire al cervello di interpretare i nuovi segnali inviati dall’impianto.
