Tempi d’attesa più brevi nei pronto soccorso, consulenze più rapide e migliore organizzazione nei reparti. Sono questi i temi al centro di un provvedimento che la Regione Puglia emanerà a breve, frutto di tre mesi di confronto con direttori generali, commissari e primari pugliesi.
Lo rende noto l’assessore regionale alla Sanità, Donato Pentassuglia, che stamattina ha partecipato alla seduta della Commissione sulla Sanità del Consiglio regionale della Puglia, dedicata alle criticità dei pronto soccorso nelle province di Bari e di Barletta-Andria-Trani.
L’assessore ha spiegato che la priorità è nella riorganizzazione della rete dell’emergenza-urgenza e delle strutture.
«Non esiste alcuna riduzione dei posti per acuti legata al piano di rientro – ha chiarito – ma un lavoro di qualificazione della spesa e di revisione dei processi interni è necessario. I posti letto vanno ridefiniti sulla base della effettiva occupabilità».
Il direttore sanitario del Policlinico di Bari, Denny Sivo, ha riferito che «negli ultimi sei mesi abbiamo ridotto del 30% le attese al pronto soccorso perché abbiamo garantito in modo forte una maggiore disponibilità dei posti letto per le situazioni di emergenza rispetto a quelle per l’elezione, per i ricoveri programmati».
L’assessore Pentassuglia ha insistito sulla necessità di applicare ovunque il modello di bed management, già sperimentato al Policlinico, che consenta di conoscere in tempo reale i posti letto disponibili e dare priorità ai pazienti dell’emergenza.
Con riferimento alla carenza di personale, Pentassuglia ha denunciato «concorsi deserti e scarsa attrattività del lavoro in emergenza, annunciando un accordo con i medici del 118 per reperire nuove risorse e ridefinire le automediche in base alle caratteristiche del territorio. Entro il 15-20 aprile, ha assicurato, sarà portata in Giunta la delibera con le prime misure operative. Ha riferito, inoltre, che l’attività dell’assessorato si è concentrata sulla quantificazione, azienda per azienda, delle richieste di mobilità intra ed extra regionale perché si conoscano bene i numeri in entrata e in uscita».
Parallelamente, ha concluso, «abbiamo permesso procedure di reclutamento del personale anche a tempo determinato per sopperire alle possibili carenze determinate dal personale in uscita».










