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Verso la nuova legge elettorale, Procacci attacca le donne del Pd contrarie alle preferenze

L’ex senatore: «Vogliono essere considerate una riserva che le fa diventare parlamentari solo per il genere». C’è già una norma che le tutela

Verso la nuova legge elettorale, Procacci attacca le donne del Pd contrarie alle preferenze

«Vogliono essere considerate una riserva che le fa diventare parlamentari solo perché donne». Giovanni Procacci, ex senatore del Partito democratico, non usa mezzi termini per rispondere all’iniziativa anti-preferenze bipartisan di alcune deputate (Chiara Gribaudo, Elena Bonetti, Silvana Comaroli, Isabella del Monte, Luana Zanella).

«Siamo davanti alla solita manfrina – scrive in una nota social – da più parti si è chiesto al Pd di fare una battaglia per introdurre le preferenze nella proposta di legge elettorale. Assicurazioni e impegni che tuttavia non si sono mai tradotti in una presa di posizione ufficiale. Ieri un documento di donne parlamentari, tra cui alcune del Pd, si dichiara contro le preferenze. Vogliono avere il seggio senza essere votate. Per loro quote rosa equivale a rendita senza consenso. Poco importa se le loro colleghe consigliere regionali e comunali vengono elette con le preferenze e non sono poche. Il legislatore ha introdotto infatti la preferenza di genere che aiuta già molto le candidate donne. Ma evidentemente non basta».

Procacci non teme la strumentalizzazione sessista: «Ho visto che la mia presa di posizione – spiega – ha ottenuto molti like anche dalle donne. Vuol dire che ho colto nel segno. Non so poi se dietro questa operazione c’è qualche maschietto terrorizzato dalle preferenze, magari non ancora stanco dei decenni trascorsi in Parlamento senza mai essere votato. Ma in un modo o nell’altro la cosa preoccupante è che non si riesce mai a poter ottenere una posizione chiara dal Pd, soprattutto su un tema, come questo, molto sentito dai cittadini».

«Oggi la proposta di legge elettorale di Fratelli d’Italia – conclude l’ex senatore – seppur con un premio di maggioranza spropositato, prevede la reintroduzione delle preferenze, che invece non vogliono Forza Italia e Lega. Se il Pd si schierasse in maniera netta potrebbe anche spaccare il campo opposto. Invece nulla. È evidente che, se le liste bloccate le sceglie il segretario del partito, c’è una vera e propria occupazione da parte dei partiti. Il parlamento conta sempre di meno, non è espressione dei cittadini. Questo vuol dire svuotare le istituzioni e interrompere il circuito della democrazia. Poi non ci lamentiamo se la gente non va a più a votare».