Si fa sempre più forte la protesta dei 33 lavoratori Vestas il cui luogo di lavoro è stato trasferito dall’azienda da Taranto a Melfi, nel Potentino. Ieri i lavoratori, che sono in sciopero ad oltranza, hanno occupato le strade adiacenti allo stabilimento ionico per protesta contro l’annunciato trasferimento. Gli impiegati hanno occupato parzialmente le strade vicino allo stabilimento proseguendo le iniziative di protesta contro la procedura di riorganizzazione aziendale che prevede il trasferimento di magazzino, training center e reparto reparation blades dal capoluogo ionico a San Nicola di Melfi, a partire dal primo marzo.
«La rabbia – sottolinea la Uilm, che ha organizzato la mobilitazione con la Fiom – non si può più contenere tra i cancelli. I lavoratori sono in sciopero da 9 giorni. Il 3 febbraio si terrà intanto un incontro sulla vertenza convocato dalla task force regionale per le crisi industriali (Comitato Sepac), guidata da Leo Caroli.
Nel corso del sit in di ieri, i lavoratori hanno incontrato anche il deputato di Fratelli d’Italia Dario Iaia ed il consigliere comunale dello stesso partito Luca Lazzaro. I sindacalisti chiedono di far slittare la data del trasferimento in Basilicata, per avere più tempo e cercare una soluzione. Il trasferimento, secondo Vestas, è necessario. Per i sindacati, il trasferimento obbligherebbe i lavoratori a percorrere circa quattrocento chilometri al giorno per raggiungere la nuova destinazione con ripercussioni sulle famiglie e un aggravio di spese. Si tratterebbe, in sostanza, di un licenziamento camuffato.
Le proposte
Secondo Cosimo Amatomaggi, segretario Uilm, «a poche centinaia di metri dal magazzino di Vestas Italia c’è il sito di Vestas Blades che a quanto ci risulta sta cercando nuovo personale. Perché allora non riassorbire alcuni o tutti i 33 i lavoratori che stanno vivendo con lo spettro del trasferimento? Si potrebbe pensare ad una loro ricollocazione». Finora tuttavia non c’è stato dialogo tra la multinazionale danese e i rappresentanti sindacali.










