Una proposta destinata a suscitare un acceso dibattito: è quella lanciata dalla ministra del Turismo Daniela Santanchè, che non esclude una revisione del calendario scolastico come leva strategica per rilanciare il turismo interno e distribuirne meglio i flussi.
«Alcuni punti faranno discutere, altri divideranno, ma noi ci dobbiamo provare», ha detto la ministra, spiegando che l’obiettivo è superare la concentrazione delle vacanze in pochi periodi dell’anno. Tra le ipotesi allo studio, anche quella di legare gli incentivi alle strutture ricettive a un minimo di 240 giorni di operatività annuale, così da favorire un’offerta turistica più stabile e continua.
In questo quadro si inserisce l’idea di un graduale allineamento del calendario scolastico italiano ai modelli europei, dove le pause sono distribuite in modo più equilibrato lungo l’anno.
La distribuzione
Secondo Santanchè, l’attuale sistema, che concentra le vacanze soprattutto in estate e durante le festività natalizie e pasquali, contribuisce a creare sovraffollamenti stagionali e limita la possibilità per le famiglie di viaggiare fuori dall’alta stagione. «Questa peculiarità non agevola il turismo interno», ha sottolineato la ministra, annunciando l’avvio di un confronto con il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara.
I dubbi
In regioni come la Puglia, però, l’ipotesi solleva già interrogativi concreti. Molte strutture scolastiche non sono attrezzate per accogliere gli studenti nei mesi estivi, a causa delle alte temperature e della diffusa mancanza di adeguati impianti di climatizzazione. Un eventuale prolungamento delle attività scolastiche in estate rischierebbe quindi di scontrarsi con limiti strutturali ancora irrisolti, rendendo complessa l’applicazione di modelli europei senza un significativo piano di investimenti sull’edilizia scolastica.
I dati
In Italia l’efficienza energetica delle scuole è ancora un obiettivo lontano, con forti divari territoriali; la Puglia si colloca nella fascia medio-bassa, con edifici spesso vecchi, poco isolati e solo in parte interessati dagli interventi in corso. Secondo il rapporto Ecosistema Scuola 2024 di Legambiente, solo il 20,9% degli edifici scolastici utilizza fonti rinnovabili; al Sud e nelle Isole la quota scende sotto la media, con valori più alti al Nord (24,3%) e minimi nelle Isole (14,1%).
Una recente analisi sul patrimonio scolastico pugliese (oltre 1.000 edifici, soprattutto comunali) mostra un parco edifici molto anziano: la quota costruita dopo il 1993, cioè con norme energetiche più stringenti, è intorno al 10%. La «quasi totalità» delle scuole costruite prima del 1976 è priva di isolamento termico significativo, sia sulle pareti sia sui serramenti, con conseguente dispersione di calore e alti fabbisogni energetici.
La destagionalizzazione del turismo resta un obiettivo condivisibile, ma il nodo scuola, soprattutto al Sud, rischia di trasformarsi nel banco di prova più delicato di una riforma che, se mai prenderà forma, dovrà fare i conti con la realtà quotidiana degli edifici scolastici italiani.










