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Soldi per bloccare la diffusione di contenuti online, bufera sul dg dell’Oncologico di Bari

Fratelli d’Italia ha chiesto le dimissioni di Tommaso Stallone durante una conferenza stampa nel Consiglio regionale della Puglia

Soldi per bloccare la diffusione di contenuti online, bufera sul dg dell’Oncologico di Bari
Tommaso Stallone, direttore generale dell’istituto tumori “Giovanni Paolo II” di Bari

Il terreno del nuovo scontro politico tra maggioranza di centrosinistra e opposizione, in Puglia, è l’istituto tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, dopo la diffusione da parte di una testa giornalistica di un’inchiesta video sulla condotta del direttore generale dell’Oncologico, Tommaso Stallone.

I filmati documentano presunti tentativi di bloccare contenuti sgraditi tramite bonifici effettuati da aziende collegate all’istituto.

Fratelli d’Italia ha chiesto le dimissioni di Stallone durante una conferenza stampa in Consiglio regionale. Il capogruppo Paolo Pagliaro e la deputata Mariangela Matera hanno contestato la risposta della presidenza della Regione Puglia, che ha disposto un’istruttoria affidata al direttore del dipartimento Salute Vito Montanaro.

Secondo Pagliaro, la scelta di demandare l’accertamento dei fatti rappresenta un’esitazione ingiustificata a fronte dell’evidenza delle immagini. Matera e i consiglieri di opposizione hanno sollecitato un Consiglio regionale monotematico sulla Sanità, ponendo l’accento anche sui nodi strutturali del settore, dalle liste d’attesa al disavanzo di bilancio da circa 350 milioni di euro registrato nel 2025.

La replica della maggioranza è arrivata tramite una nota congiunta dei capigruppo Minerva (Pd), La Ghezza (M5s), Fischetti (Prossima) e Passero (Per).

L’amministrazione ha precisato di aver avviato subito un’indagine formale circoscritta nelle procedure e nei tempi, disponendo il contestuale invio della documentazione alla Procura della Repubblica e all’Anac per le valutazioni di competenza. I rappresentanti del centrosinistra hanno respinto le accuse dell’opposizione, ricordando che la decadenza di un direttore generale segue criteri amministrativi precisi e invitando il centrodestra a non impartire lezioni di moralità.