Home » L’Edicola per l’Italia » Scuola in rivolta contro i tagli della manovra, i sindacati pronti alla mobilitazione generale

Scuola in rivolta contro i tagli della manovra, i sindacati pronti alla mobilitazione generale

Nel mirino la riduzione di quasi settemila posti tra docenti e ATA dal 2027. Intanto slitta l’esame del decreto al Senato

Scuola in rivolta contro i tagli della manovra, i sindacati pronti alla mobilitazione generale
(Foto Ansa)

​Il mondo della scuola alza le barricate contro la nuova manovra di bilancio, bollata dalle sigle di categoria come l’ennesima beffa ai danni dell’istruzione pubblica. I segretari di Cisl Scuola, Flc Cgil, Uil Scuola e Gilda hanno annunciato l’intenzione di avviare un’azione unitaria e di mobilitare l’intero comparto per contrastare le misure previste dal governo, a partire dai tagli che comporteranno la soppressione di quasi settemila posti di lavoro tra insegnanti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario a partire dal 2027.

​Le organizzazioni sindacali denunciano una palese ostilità nei confronti dell’istruzione statale, sottolineando come la riduzione degli organici venga giustificata con il calo demografico anziché essere sfruttata come un’occasione per ridurre il numero di alunni per classe e migliorare la qualità della didattica. Duri affondi sono arrivati dai vertici associativi: Ivana Barbacci della Cisl Scuola ha definito irresponsabile indebolire il sistema educativo di fronte all’aumento del disagio giovanile, mentre Gianna Fracassi della Flc Cgil – che ha già programmato uno sciopero generale per il 20 novembre insieme alla confederazione – ha puntato il dito contro il contemporaneo incremento di risorse destinate agli istituti paritari. Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario della Uil Scuola Giuseppe D’Aprile e il coordinatore della Gilda Vito Carlo Castellana, i quali hanno evidenziato come la manovra non offra risposte concrete né ai problemi dei precari, stimati in oltre duecentomila unità, né alle esigenze salariali di un personale tra i meno retribuiti dell’intera pubblica amministrazione.

​Nel frattempo, sul fronte parlamentare, si registrano rallentamenti nell’iter del decreto Scuola in corso al Senato. L’esame in aula è destinato a slittare di circa una settimana a causa della lentezza con cui procedono i lavori nella commissione Cultura, dove finora sono stati votati appena un centinaio degli oltre ottocento emendamenti presentati. Le votazioni proseguiranno per tutta la settimana nel tentativo di far convergere le posizioni su un provvedimento che, oltre a introdurre il tetto massimo per gli alunni stranieri nelle classi e il divieto di indossare il velo integrale, deve essere convertito in legge entro il termine tassativo del 29 novembre.