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L’allarme di Sigea Puglia, dopo i roghi il rischio della desertificazione e dissesto geo-idrologico

Iurilli: «Gli studi evidenziano che gli effetti del fuoco possono protrarsi per molti anni, compromettendo ecosistemici fondamentali»

L’allarme di Sigea Puglia, dopo i roghi il rischio della desertificazione e dissesto geo-idrologico

Gli incendi non coinvolgono solo i territori inceneriti dalla fiamme, ma hanno conseguenze «per la fauna, il patrimonio forestale ed ecosistemico», ma soprattutto rappresentano «l’inizio di una fase estremamente delicata per la stabilità del territorio con fenomeni di erosione e possibile dissesto geo-idrologico che portano verso una graduale impoverimento del suolo e processi irreversibili di desertificazione». Lo sottolinea Vincenzo Iurilli, presidente della sezione pugliese della Società Italiana di Geologia Ambientale (Sigea), che esprime forti preoccupazioni per l’attuale situazione, soprattutto dopo i gravi incendi che hanno colpito il territorio di Peschici nel Parco del Gargano, il Parco dell’Alta Murgia e le aree protette del Salento.

La prospettiva

Per Iurilli le fiamme non distruggono solo la vegetazione. Afferma il presidente di Sigea: «Secondo le più recenti conoscenze scientifiche, un incendio non minaccia soltanto la fauna e danneggia la vegetazione, ma compromette la stabilità dell’intero sistema vegetazione-suolo, alterando gli equilibri fondamentali per la sicurezza del territorio». Spiega Iurilli: «La copertura vegetale protegge il terreno dall’impatto diretto delle precipitazioni, favorisce l’infiltrazione dell’acqua, limita il ruscellamento superficiale, consolida i versanti attraverso gli apparati radicali e contribuisce al mantenimento della sostanza organica del suolo. Quando questa protezione viene meno, il terreno perde rapidamente parte della propria capacità di svolgere tali funzioni».

Il rischio

Tutto questo significa innescare un potenziale processo di desertificazione territoriale. «Le più recenti ricerche scientifiche confermano che gli incendi modificano profondamente le proprietà fisiche, chimiche e biologiche dei suoli mediterranei, determinando la perdita di sostanza organica, alterazioni della struttura del terreno, fenomeni di idrofobicità, una minore capacità di infiltrazione dell’acqua e un marcato incremento della suscettibilità all’erosione, tutti fenomeni che possono innescare processi di desertificazione a cui il territorio pugliese è molto sensibile» sottolinea Iarulli che conclude: «Gli studi evidenziano che gli effetti del fuoco possono protrarsi per molti anni, compromettendo la capacità del suolo di fornire servizi ecosistemici fondamentali, come la regolazione del ciclo idrologico, la conservazione della fertilità e la protezione dal dissesto geo-idrologico. Analogamente, studi sperimentali condotti in ambiente mediterraneo confermano che il periodo di maggiore criticità coincide con le prime precipitazioni successive all’incendio, quando aumenta il rischio di erosione, trasporto di sedimenti e degrado del suolo, rendendo indispensabili tempestivi interventi di recupero post-incendio».