Assenteisti, gettonisti e persino «pianisti». Il Consiglio regionale pugliese torna a trasformarsi in un’arena politica dove, più che il merito dei provvedimenti, a dominare la scena sono accuse reciproche e regolamenti di conti tra maggioranza e opposizione. Le scintille sono esplose durante l’esame della legge sull’utilizzo delle acque superficiali e sotterranee, il provvedimento che modifica la normativa regionale sui prelievi idrici dai pozzi agricoli. Un testo atteso dal comparto agricolo, ma che ha finito per accendere uno scontro politico durissimo. Tutto nasce quando il centrodestra chiede di rinviare il disegno di legge in commissione per ulteriori approfondimenti. Nel momento della richiesta di voto, però, la maggioranza si trova temporaneamente a ranghi scoperti: alcuni assessori e il presidente della Regione Antonio Decaro si sono allontanati dall’aula e il numero legale vacilla.
Le opposizioni tentano di sfruttare l’occasione per bloccare l’iter del provvedimento, ma nel giro di pochi minuti la maggioranza recupera le presenze necessarie e respinge la proposta di rinvio. Un episodio che il centrodestra interpreta come uno sgarbo istituzionale. Da qui la decisione di abbandonare temporaneamente l’aula in segno di protesta. I gruppi di opposizione si riuniscono all’esterno dell’assise per valutare le iniziative da adottare e, dopo un confronto interno, decidono di rientrare in aula. A quel punto il confronto degenera sul piano politico. Le minoranze accusano la maggioranza di ricadere negli stessi problemi di assenteismo che avevano caratterizzato la precedente legislatura. Una critica che provoca l’immediata reazione del capogruppo del Pd, Stefano Minerva.
«Proprio voi non potete accusarci«, replica l’ex sindaco di Gallipoli, ricordando episodi avvenuti nelle scorse legislature. Minerva parla apertamente di consiglieri che «firmano e vanno via», richiama il fenomeno dei cosiddetti «pianisti» e sostiene che in passato si siano registrate votazioni con presenze effettive molto inferiori a quelle risultanti dai tabelloni elettronici. «Non abbiamo mai alzato polveroni – attacca – e oggi il numero legale non è mai realmente mancato. C’è stato solo qualche minuto di assenza dovuto a questioni istituzionali». Archiviata la polemica, il Consiglio ha poi approvato il provvedimento sui pozzi con 40 voti favorevoli e tre astensioni. A sostenerlo, oltre alla maggioranza di centrosinistra, anche Fratelli d’Italia e Forza Italia, mentre la Lega ha scelto l’astensione.
La nuova normativa recepisce le osservazioni formulate dai ministeri competenti, dopo l’impugnazione della legge regionale approvata nel 2025 da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’obiettivo dichiarato è semplificare gli adempimenti per gli agricoltori e alleggerire il peso burocratico delle concessioni idriche, mantenendo al tempo stesso le tutele ambientali. Tra le principali novità figurano la proroga dei termini nel primo anno di applicazione della norma e una drastica riduzione delle sanzioni amministrative. La multa per la mancata comunicazione dei volumi prelevati o per alcune irregolarità documentali passa infatti da 360 a 103 euro.
Via libera infine anche al riconoscimento di debiti fuori bilancio per complessivi 268 mila euro derivanti da contenziosi che hanno visto soccombente la pubblica amministrazione in materie civili, amministrative, tributarie e risarcitorie. Ma al termine della giornata il dato politico resta un altro. Ancora una volta il Consiglio regionale si è trovato a discutere più di presenze, assenze e numeri in aula che dei contenuti delle leggi. E la battaglia sugli «assenteisti» e sui «pianisti» promette di lasciare strascichi ben oltre il voto sui pozzi
