Il tema della sanità e gli interventi per risanare il deficit continuano a tenere banco, soprattutto dopo la decisione della giunta Decaro di aumentare l’Irpef regionale per coprire il buco da 349 milioni di euro nei conti dell’assistenza sanitaria pugliese.
Così la giornata di ieri è trascorsa con un rincorrersi di botta e risposta tra centrosinistra e centrodestra. «Credo che la proposta che il centrodestra fa a Decaro di ritirare questa iniziativa amministrativa contabile e anche politica sia il punto di partenza anche per discutere tutti quanti insieme di come si deve risolvere il problema», afferma il deputato di Forza Italia Mauro D’Attis che fa eco alle parole pronunciate dal sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, che ha criticato come scelta sbagliata l’aumento delle tasse, provocando la reazione del Partito democratico.
La replica
«Gemmato smetta di fare opposizione alla Puglia e inizi a fare il sottosegretario alla Salute. Se davvero ritiene insostenibile chiedere sacrifici ai cittadini ha una strada molto semplice davanti a sé: convinca Giorgia Meloni a spostare risorse dalle spese militari alla sanità pubblica. Così non ci sarebbe alcun aumento dell’Irpef e le Regioni potrebbero continuare a garantire ospedali, pronto soccorso e servizi senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini», sostiengono Domenico De Santis, consigliere regionale e segretario del Pd Puglia e il capogruppo del Pd alla Regione, Stefano Minerva.
I due esponenti dem ci fanno giù ancora più duro: «Gemmato fa la parte di Alice nel Paese delle Meraviglie, ma la sanità non è una fiaba. È sottosegretario dello stesso ministero che ha messo la Puglia davanti a un bivio: aumentare l’Irpef o chiudere ospedali e servizi. Non c’è stata una terza via, perché le risorse arrivate da Roma sono state inferiori all’aumento dei costi che tutte le Regioni italiane stanno affrontando, come hanno denunciato anche assessori regionali appartenenti alla sua stessa maggioranza politica». Insomma, per De Santis e Minerva «Gemmato sta protestando contro se stesso. Non può sedere al tavolo dove si decide il finanziamento della sanità e poi scendere in piazza a fare il moralista contro chi quei tagli li deve gestire. La Puglia ha scelto la responsabilità, difendendo ospedali, pronto soccorso, servizi territoriali e assunzioni».red.pol.
