La sanità pugliese è in profondo rosso e per i cittadini si profila un inevitabile aumento delle tasse. Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha convocato una conferenza stampa straordinaria per annunciare il ricorso alla leva fiscale: una manovra che prevede l’innalzamento dell’addizionale Irpef regionale per coprire un disavanzo sanitario che ha raggiunto la cifra di 349 milioni di euro.
«Avevo già anticipato in campagna elettorale che la situazione era complicata», ha esordito il governatore, spiegando i motivi che hanno reso inevitabile il salasso. Decaro ha voluto blindare la scelta respingendo le accuse di cattiva gestione locale e puntando il dito contro i trasferimenti statali: «Non sono in cerca di capri espiatori, ma i numeri parlano chiaro. I dati dello stesso ministero certificano che i costi reali della sanità sono aumentati del 3,6%, a fronte di un incremento del Fondo sanitario nazionale (Fsn) concesso dal governo alla Puglia di appena l’1,09%». Una forbice troppo ampia, secondo la relazione del Mef, che ha finito per strangolare i bilanci regionali.
Quello pugliese, tuttavia, non sarebbe un caso isolato. Il presidente della Regione ha allargato l’orizzonte, definendo il crac finanziario della salute pubblica come una crisi sistemica che sta travolgendo l’intero Paese. «Siamo davanti a un disequilibrio strutturale che non risparmia nessuno e che sta mettendo in ginocchio diverse amministrazioni, come dimostrano i bilanci in forte sofferenza di regioni importanti quali Emilia-Romagna, Piemonte e Abruzzo».
«Per il 70% dei pugliesi tassa zero o di soli 4 euro»
Il governatore ha tenuto a precisare che il ricorso al fisco è stato l’ultimo tassello di un piano che ha colpito innanzitutto i costi delle istituzioni. «Prima di chiedere sacrifici ai pugliesi, ho voluto tagliare la spesa della politica e della macchina regionale per un totale di 107 milioni di euro», ha spiegato Decaro. Risorse interne che verranno immediatamente dirottate sulla sanità. «Per la quota restante, purtroppo, la legge mi impone di agire sulla leva fiscale nella mia veste di commissario alla sanità».
La parola d’ordine della manovra è progressività: l’aliquota è stata calibrata per fasce di reddito, applicando il principio costituzionale secondo cui chi possiede di più deve contribuire in misura maggiore. Di fatto, oltre il 70% della popolazione non subirà rincari significativi:
- Fino a 15.000 euro di reddito (30% dei pugliesi): Esenzione totale. Nessun aumento previsto.
- Tra 15.000 e 28.000 euro (40% dei pugliesi): L’impatto sarà minimo, con un aumento medio di circa 4 euro al mese.
- Tra 28.000 e 50.000 euro: Il prelievo sale a un incremento medio di 19 euro al mese.
- Oltre i 50.000 euro: La fascia più alta sosterrà il carico maggiore, con un aumento medio di circa 66 euro al mese.
Decaro prova così a disinnescare le polemiche politiche ed economiche legate al salasso fiscale, presentando un piano di emergenza che, pur gravando sui contribuenti medio-alti, tenta di salvaguardare le fasce sociali più vulnerabili della regione.
