È una storia che si trascina da tempo, finita anche davanti ai giudici con l’ermellino, chiamati a decidere sulla costituzionalità della norma sul salario minimo approvata dalla Regione Puglia. Un provvedimento che aveva suscitato la reazione di Palazzo Chigi, aprendo un confronto giuridico con l’intervento dei giudici della Corte Costituzionale che avevano dato «sostanzialmente» ragione alla decisione della Giunta pugliese. Un verdetto che non era piaciuto al Governo e mal digerito dalla stessa presidente del Consiglio che non ha perduto occasione per ritornare sul tema e mandare una frecciata, dal palco di Padova che ospita il congresso della Uil.
L’intervento
Sostiene Meloni: «Il salario minimo rischia di sottrarre tutele ai lavoratori invece di aggiungerne. Perché, al netto della propaganda, questa sembra essere la realtà dove il salario minimo è stato sperimentato. Ad esempio, in Puglia, la condizione di quei lavoratori è peggiorata, perché lo avevamo previsto, banalmente: il rischio che il salario minimo orario diventasse un parametro sostitutivo e non aggiuntivo era un rischio reale» e poi precisa la posizione del Governo sulla questione: «Per questo noi abbiamo scelto un’altra strada. Non perché, come si dice, non vogliamo migliorare la condizione dei lavoratori, ma esattamente per il contrario: perché vogliamo davvero migliorare la condizione di quei lavoratori».
Il precedente
In Europa sono ormai 22 su 27 i paesi che hanno una normativa sul salario minimo nazionale. Tra i cinque mancanti figura anche l’Italia, dove le retribuzioni minime sono regolate principalmente dalla contrattazione collettiva e dove il dibattito politico è bloccato, animato dal provvedimento adottato dalla Regione sotto la guida di Michele Emiliano e dal successivo scontro con il Governo. Così, mentre a livello comunale si sono registrate diverse iniziative (tante le città che hanno previsto l’obbligo del salario minimo di 9 euro per tutti gli appaltatori affidatari di contratti aggiudicati dalle amministrazioni comunali), la Puglia è stata la prima Regione italiana che ha emanato una legge ad hoc sul salario minimo legale. Una decisione che ha portato allo scontro con il governo Meloni e la richiesta d’intervento dei giudici della Corte Costituzionale che si sono espressi nel dicembre scorso, praticamente non approvando il provvedimento pugliese, ma neppure sconfessandolo, visto che il quesito posto dal Governo non era stato pertinente rispetto alla natura del contendere.
