Forza Italia anche in Puglia è al lavoro in vista del referendum del 22 e 23 marzo. Dopo i primi eventi di Brindisi e Taranto, il partito azzurro lancia una mobilitazione capillare che coinvolgerà tutte le province della regione per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla riforma costituzionale della giustizia. Una partita che il centrodestra intende giocare sul territorio, spiegando punto per punto le novità di un provvedimento destinato a mutare l’assetto del sistema giudiziario italiano. La settimana in corso segna l’inizio di un tour serrato.
Il calendario
Il primo appuntamento è fissato per domenica 25 gennaio a Bari, dove la dirigenza regionale si riunirà per dare il via alla campagna nel capoluogo. Il giorno successivo, lunedì 26 gennaio, l’attenzione si sposterà a Foggia per un incontro promosso da Carlo Dercole, segretario cittadino di Cerignola e responsabile provinciale della campagna referendaria in Capitanata. Protagonista indiscusso dei dibattiti sarà il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto.
A lui spetterà il compito tecnico e politico di illustrare le linee guida della riforma che poggia su due pilastri fondamentali: la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e magistratura giudicante, e lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) in due organismi di pari livello, ciascuno dedicato a una delle due funzioni.
La speranza
L’entusiasmo tra le fila di Forza Italia è palpabile. Secondo Dercole: «È una riforma che troverà il consenso dei cittadini perché è un provvedimento utile a tutti. Con questa legge costituzionale si avrà un processo più equo e ci saranno più garanzie per tutti: magistrati compresi». Ai tavoli di confronto non siederanno solo i vertici del partito, i rappresentanti istituzionali, ma anche testimoni di mala giustizia. La strategia non si esaurirà nei convegni. In Puglia è prevista la creazione di comitati promotori e l’affissione di manifesti per contrastare la narrazione del fronte del “No”, già attivo da settimane.
I dirigenti forzisti hanno alzato i toni contro le opposizioni, definendo «falsi e ingannevoli» i manifesti apparsi in particolare nelle stazioni ferroviarie, i quali sostengono che, con la riforma, i giudici finirebbero per dipendere dalla politica. Sul piano del consenso, i numeri sembrano sorridere ai sostenitori del sì. I sondaggi attuali registrano un’oscillazione favorevole compresa tra il 50 e il 54 per cento. Tuttavia, sul percorso verso le urne pende una vera e propria spada di Damocle: il ricorso al Tar presentato dai comitati del No per chiedere il rinvio della consultazione.
Un eventuale slittamento della data preoccupa il centrodestra: allungare i tempi potrebbe infatti alimentare la polarizzazione politica, favorendo le formazioni di centrosinistra e mettendo a rischio il vantaggio accumulato.










