Il bando per il servizio di guardiania e vigilanza degli immobili dell’ente pubblicato dalla Regione Puglia finisce sotto la lente d’ingrandimento per una contraddizione che rischia di avere ricadute concrete sulle tasche dei lavoratori. Al centro della questione c’è il richiamo, solo apparentemente formale, al salario minimo orario di nove euro, che però non troverebbe adeguata copertura nella costruzione della base d’asta. Il Codice dei Contratti pubblici è chiaro quando stabilisce che nella fase di progettazione di un appalto, la stazione appaltante è tenuta a determinare l’importo a base di gara tenendo conto di una pluralità di fattori.
L’oggetto del servizio, le condizioni specifiche del mercato di riferimento, i costi dei beni da impiegare e, soprattutto, il costo della manodopera rappresentano elementi imprescindibili per una stima attendibile. La ratio della norma è tutt’altro che astratta. La base d’asta deve consentire alle imprese concorrenti di formulare offerte sostenibili, capaci di garantire una retribuzione equa ai lavoratori e, al tempo stesso, un margine economico congruo per l’operatore economico. In altre parole, l’equilibrio tra tutela del lavoro e sostenibilità dell’impresa non è un optional, ma un presupposto giuridico.
Ed è proprio questo equilibrio che sembra incrinarsi nel bando regionale. Se, infatti, il salario minimo viene evocato nei documenti di gara, ma il calcolo economico dell’appalto non ne assicura la reale copertura, il rischio è quello di scaricare a valle l’onere del rispetto della norma. Un peso che, nella pratica, potrebbe ricadere o sulle imprese, costrette a comprimere i propri margini, o direttamente sui lavoratori, attraverso salari di fatto inferiori a quelli dichiarati di nove euro.
La domanda, a questo punto, è inevitabile: se la base d’asta non è stata costruita tenendo conto del costo reale del lavoro, chi garantirà concretamente quei nove euro l’ora? Un interrogativo che chiama in causa responsabilità precise e che riapre il dibattito sul ruolo delle amministrazioni pubbliche nella tutela effettiva del lavoro, oltre gli annunci e le dichiarazioni di principio.









