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Regione Puglia, Pentassuglia: «Per la sanità non possiamo limitarci a gestire le urgenze» – L’INTERVISTA

Corsi e ricorsi storici per Donato Pentassuglia che, a distanza di dodici anni, torna alla guida dell’assessorato regionale alla Sanità, il più delicato e complesso di tutti. Era il 2014 quando Nichi Vendola lo chiamò a sostituire Elena Gentile, eletta al Parlamento europeo, e sotto la sua gestione la Puglia riuscì a uscire dal piano…
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Corsi e ricorsi storici per Donato Pentassuglia che, a distanza di dodici anni, torna alla guida dell’assessorato regionale alla Sanità, il più delicato e complesso di tutti. Era il 2014 quando Nichi Vendola lo chiamò a sostituire Elena Gentile, eletta al Parlamento europeo, e sotto la sua gestione la Puglia riuscì a uscire dal piano operativo.

A volerlo nuovamente in trincea è il governatore Antonio Decaro, che gli ha comunicato il conferimento dell’incarico appena un’ora prima della presentazione ufficiale in Consiglio regionale. Dopo i risultati ottenuti all’assessorato all’Agricoltura, Pentassuglia, 58 anni, di Martina Franca, tra i decani di via Gentile, torna al centro della partita più complessa: quella della sanità.

Assessore, con quale mandato riparte nella giunta Decaro?

«L’indicazione è chiara: riportare il sistema sanitario regionale su binari di equità, efficienza e qualità. Non possiamo limitarci a gestire le urgenze, serve affrontare i nodi strutturali e dare risposte concrete a cittadini e operatori».

Da dove parte il suo programma operativo?

«Dalla trasparenza dei dati e da una fotografia puntuale delle criticità: liste d’attesa, debiti, piante organiche, carichi di lavoro. Dire con precisione da dove partiamo è il primo passo per costruire una strategia credibile».

Le liste d’attesa restano il simbolo della crisi?

«Sì, ma vanno lette dentro un quadro più ampio. Aprire le agende o aumentare le prestazioni non basta se manca il personale o se i servizi di supporto non funzionano. Serve un modello che integri ospedali, territorio e privato accreditato».

La carenza di medici è il vero tallone d’Achille?

«È un problema nazionale che in Puglia si avverte con maggiore forza. Dobbiamo recuperare professionisti dove possibile, trattenere quelli in servizio e provare a riportare in regione chi lavora fuori, rispettando contratti e orari per evitare stanchezza e calo della qualità delle cure».

Perché il pronto soccorso è il punto di rottura del sistema?

«Perché lì convergono tutte le fragilità: se manca la medicina di base, se il territorio non filtra, se i reparti non assorbono, l’emergenza diventa permanente. Non esiste una sola criticità, ma un sistema intero da coordinare lungo tutta la filiera».

Nel suo programma c’è anche una stretta sul management sanitario?

«Certamente. La politica definisce l’indirizzo, il management attua. Ma serve un controllo rigoroso: non può accadere che ognuno proceda per conto proprio o che le criticità restino irrisolte per inerzia».

Quali sono le priorità dei primi sei mesi?

«Ridurre le liste d’attesa dove possibile, mettere in sicurezza i pronto soccorso, rafforzare la medicina territoriale e chiarire il quadro delle risorse. Senza dimenticare laboratori, Tac e risonanze, spesso veri colli di bottiglia del percorso di cura».

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