La prima volta nell’assemblea regionale di via Gentile, dopo l’esperienza assessorile al comune di Lecce. Silvia Miglietta, 51 anni, eletta nella lista Decaro Presidente è coordinatrice di «Lecce Città Pubblica», il movimento civico fondato dall’ex sindaco Carlo Salvemini. Nella squadra di Decaro avrà la delega alla Cultura.
Assessora qual è stata la sua prima reazione?
«Ho provato una grande gioia e, nello stesso tempo, ho sentito una grande responsabilità. Ringrazio il presidente Decaro per la fiducia che mi ha dato assegnandomi deleghe così sfidanti come quelle alle politiche culturali e all’università e per avermi permesso di occuparmi di temi come diritti, pace, educazione affettiva, partecipazione, legalità, antimafia sociale che mi stanno da sempre a cuore. So che le aspettative sono alte, che il lavoro da fare è enorme e per questo il mio impegno sarà massimo».
La cultura è strumento di sviluppo del territorio e occupazionale?
«Considero la cultura un bene essenziale. Basti pensare all’importanza che hanno le biblioteche pubbliche, oggi sempre più luoghi di socialità e di comunità, nella lotta al contrasto della povertà educativa e dell’abbandono scolastico. Ma la stessa importanza ce l’hanno i teatri, i musei, gli archivi, i cinema. Tutte realtà che generano occupazione che va tutelata e incentivata. Mi piacerebbe che si uscisse una volta per tutte dalla retorica del “se si mangia o no con la cultura”. La cultura dev’essere un diritto accessibile a tutte e tutti. In questo senso, ci impegneremo a sostenere domanda e offerta, rafforzeremo gli spazi e staremo al fianco degli operatori con una programmazione stabile».
È stata tra le promotrici di un diverso modo di “vivere” la città. Cosa vuol dire passare da una città come Lecce a una “città-regione” come la Puglia?
«L’esperienza di assessora in una giunta dinamica e visionaria come quella guidata da Carlo Salvemini è stata essenziale per farmi scegliere di candidarmi a consigliera regionale e provare a mettere al servizio di tutta la regione quello che ho fatto e imparato nella mia città. Un’esperienza formativa perché abbiamo lavorato concretamente nei vari settori per costruire comunità, coinvolgendo la cittadinanza nelle scelte».
Si può tutelare e valorizzare in modo sostenibile il patrimonio culturale?
«Una strada promettente da percorrere è, in base alla mia esperienza, il partenariato pubblico-privato speciale nella gestione dei beni pubblici che consente sostenibilità economica ma soprattutto la possibilità per tante realtà territoriali di mettersi in rete fra loro e creare un’offerta di fruizione da condividere con le istituzioni locali».
Si occuperà anche di politiche di genere: a che punto siamo in Puglia?
«Non si parte da zero perché molto è stato fatto grazie alle proposte di legge di Donato Metallo e alle iniziative intraprese da Loredana Capone con l’Agenda di genere e la rete delle amministratrici elette e non elette. Dovremo lavorare molto sull’educazione all’affettività nelle scuole e sul linguaggio inclusivo per dare forma e sostanza a una società più coesa e più giusta».










