Ingaggiare medici di Pronto soccorso dall’estero, seguendo il modello già sperimentato in Calabria. È l’ipotesi di lavoro messa sul tavolo dal presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, a margine del vertice tecnico con i primari dei 37 Pronto soccorso pugliesi e con i direttori generali delle Asl. Un confronto ad ampio raggio, presieduto dall’assessore alla Sanità, Donato Pentassuglia, alla presenza del direttore del Dipartimento Salute, Vito Montanaro, e della direttrice di Aress, Lucia Bisceglia, che ha fotografato senza sconti lo stato di sofferenza dell’emergenza-urgenza regionale.
I numeri parlano chiaro. Nei 37 Pronto soccorso pugliesi mancano all’appello 116 medici rispetto alla dotazione organica prevista, che supera le 500 unità: in servizio ce ne sono poco più di 350. Un vuoto strutturale che affonda le radici nella cronica carenza, a livello nazionale, di specialisti in chirurgia d’accettazione e d’urgenza, una disciplina sempre meno attrattiva per i giovani laureati in Medicina.
Sul fronte degli accessi, il quadro non è meno critico. Nel 2024 i Pronto soccorso pugliesi hanno registrato 1.142.448 accessi complessivi: solo il 18% tramite il 118, mentre l’82% dei pazienti è arrivato con mezzi propri. Ancora più significativo il dato sui codici di triage: circa l’80% degli accessi riguarda casi non urgenti o a bassa complessità – codici bianchi, verdi e azzurri – mentre solo il 20% è riconducibile a reali emergenze, con il 18% di codici arancioni e appena il 2% di codici rossi.
«C’è una carenza evidente di medici di emergenza-urgenza e per il 118 – ha spiegato Decaro – ma la situazione è simile in tutta Italia. Questo settore è poco attrattivo per chi si iscrive a Medicina e poi deve scegliere una specializzazione. Serve una soluzione nazionale. La Calabria, ad esempio, ha assunto medici dall’estero». Una strada che il governatore indica come ipotesi, affiancandola però a una strategia più ampia: rafforzare la sanità territoriale.
«Una parte consistente degli accessi al pronto soccorso – ha sottolineato – riguarda situazioni che dovrebbero essere gestite altrove. Per questo puntiamo sulle Case di comunità e sugli ospedali di comunità, per alleggerire i Pronto soccorso e concentrarli sulle vere urgenze». Al centro anche il tema dell’accoglienza: migliorare la qualità del tempo trascorso dai pazienti e le condizioni di lavoro degli operatori, spesso sotto pressione, attraverso una comunicazione più efficace e rassicurante.
Pentassuglia ha parlato di un’analisi puntuale, azienda per azienda, dei flussi e delle criticità. «Stiamo lavorando a nuovi modelli organizzativi basati sulla continuità assistenziale e sul coinvolgimento di tutti gli operatori sanitari. Il confronto non si ferma qui: da domani incontreremo dirigenti e personale per entrare nel dettaglio di ogni struttura e territorio».
Ma sull’ipotesi dei medici dall’estero arriva già il primo stop tecnico. Dagli uffici regionali filtra scetticismo: le difficoltà di ambientamento, le barriere linguistiche e gli standard formativi richiesti in Italia, diversi da quelli di altri Paesi, renderebbero la soluzione tutt’altro che semplice. Il rischio è che l’emergenza venga tamponata senza risolvere il nodo strutturale. Intanto, nei Pronto soccorso pugliesi, la pressione resta altissima e la partita politica sulla sanità entra in una fase decisiva.










