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Caritas, Puglia prima in Italia per povertà relativa. Don Mimmo Francavilla: «Non ci sono più soldi per curarsi»

Don Mimmo Francavilla: «Ad oggi le posso anticipare che assistiamo non meno di 15.000 famiglie in Puglia con problematiche diverse»

Caritas, Puglia prima in Italia per povertà relativa. Don Mimmo Francavilla: «Non ci sono più soldi per curarsi»

Don Mimmo Francavilla è direttore della Caritas Puglia dal mese di dicembre 2025.

I recenti report confermano che la rete Caritas ha registrato il numero più alto di sempre, con oltre 282.000 famiglie sostenute a livello nazionale. Che realtà ha trovato in Puglia? Ci può dare qualche dato?

«Ho assunto questo ruolo da qualche mese ma opero nel settore da 25 anni. Ho potuto quindi toccare con mano le diverse realtà e vivere periodi diversi. Stiamo approntando un report dettagliato che sarà pubblicato entro l’anno ma ad oggi le posso anticipare che assistiamo non meno di 15.000 famiglie in Puglia con problematiche diverse. Devo dire che finalmente siamo riusciti a strutturare un osservatorio della povertà che ci permette di leggere meglio le cifre e interpretare i bisogni. Viene fuori uno spaccato chiaro legato a un forte disagio socio-economico dovuto a lavoro nero o grigio ma anche a un reddito regolare che però non permette di arrivare a fine mese. Il costo della vita è aumentato all’inizio della guerra in Ucraina e continua a crescere mettendo in difficoltà molte famiglie pugliesi».

La Puglia è prima in Italia per povertà relativa, ossia non la povertà dei singoli individui ma quella delle famiglie. Praticamente un problema che riguarda una famiglia su quattro. Quali sono le nuove emergenze?

«Tenendo presente che l’età media della popolazione continua a salire, una delle nuove emergenze è legata alla spesa della sanità. La gente non ha più soldi per curarsi, in particolare quando ha bisogno di diagnosi rapide e le liste d’attesa del pubblico non permettono di farle. Molti anziani si affacciano ai nostri centri non tanto per ricevere generi alimentari ma per chiederci i soldi per un esame o per una cura. Inoltre indicherei tra le problematiche nuove la povertà educativa di tanti giovani che purtroppo è legata ai disagi economici delle famiglie. Questo ci investe direttamente con percorsi di recupero personalizzati anche legati alla salute mentale, altra emergenza post covid. Va detto che oggi siamo di fronte a una povertà multidimensionale che non tocca solo la classica mensa o l’aiuto alimentare ma morosità per fitti di casa, utenze, difficoltà che non escludono nemmeno chi ha un’abitazione di proprietà. Soprattutto in questo periodo c’è poi tutta l’opera di soccorso nei confronti di migranti che lavorano nei campi di pomodoro del Tavoliere o in quelli di angurie del Salento. Un altro problema davanti alla quale non possiamo girarci dall’altra parte».

In Puglia, usura e racket restano fenomeni criminali sommersi e diffusi. Secondo gli ultimi dati ufficiali del Ministero dell’Interno, in regione si registra un calo delle denunce.

«È un sommerso che spesso neanche noi come Caritas riusciamo a intercettare anche se ai soggetti è chiaro che, davanti a episodi del genere, si blocca automaticamente qualunque percorso di credito per crisi da indebitamento o sovrindebitamento».
Eppure la Puglia è la quarta regione in Italia per soldi spesi nel gioco d’azzardo: 12 miliardi l’anno, 3.000 euro per abitante.
«Un fenomeno purtroppo diffuso soprattutto a causa delle piattaforme on line che rendono più complesso il monitoraggio. Abbiamo in piedi il progetto “Vince chi smette” che accompagniamo con percorsi di educazione finanziaria. Non è facile combattere questi fenomeni, ma siamo in prima linea».

Cosa sente di chiedere oggi alle istituzioni?

«Di coinvolgerci maggiormente nei percorsi di concertazione e di fare rete, non di interpellarci solo quando le decisioni sono già state prese. Un’azione combinata e rapida può avere sicuramente un miglior risultato».