Un tesoretto da 4,3 miliardi che, almeno in larga parte, la Regione Puglia non può spendere. È il paradosso politico nascosto dietro le colonne del Rendiconto generale 2025, approvato a maggioranza dalla Commissione Bilancio e ora diretto verso l’esame dell’Aula. Numeri apparentemente solidi, ma che raccontano una realtà molto più stretta di quanto suggerisca la cifra finale.
La Commissione ha riunito in un unico provvedimento i tre disegni di legge arrivati al suo esame, licenziando il testo modificato del Ddl 59 e dichiarando assorbiti gli altri due. Una semplificazione contabile che apre però il confronto politico sulla vera domanda: quanti dei miliardi iscritti nel bilancio possono essere trasformati in servizi, opere e risposte ai cittadini?
I numeri
Nel 2025 la Regione ha accertato entrate per circa 16 miliardi di euro, ma ne ha riscosse 11. Sul fronte opposto, ha impegnato spese per 15,8 miliardi, effettuando pagamenti per 11,2 miliardi. La gestione di competenza chiude dunque con un saldo positivo superiore a 715 milioni. Un risultato che consente alla maggioranza di rivendicare la tenuta dei conti, ma non cancella le zone d’ombra.
Il dato più evidente riguarda la liquidità. Il fondo di cassa è passato dai 952 milioni presenti all’inizio dell’esercizio ad appena 95 milioni alla fine dell’anno. Una contrazione di oltre 850 milioni che non equivale automaticamente a un dissesto, ma fotografa una pressione significativa sui flussi finanziari e offrirà alle opposizioni un argomento pesante nel dibattito in Consiglio.
A complicare il quadro ci sono i residui: 15,7 miliardi di crediti ancora da incassare e 11,2 miliardi di debiti o obbligazioni da pagare. È qui che il bilancio smette di essere una fotografia rassicurante e diventa la radiografia della capacità amministrativa: accertare le entrate non basta, se poi le somme non arrivano materialmente nelle casse; impegnare la spesa non significa averla trasformata in cantieri, prestazioni o investimenti. Il risultato di amministrazione è quantificato in 4,3 miliardi, ma 1,67 miliardi sono accantonati, di cui quasi 1,3 miliardi nel Fondo crediti di dubbia esigibilità, mentre altri 2,7 miliardi sono sottoposti a vincoli. La voce destinata agli investimenti resta invece ferma a zero. Ed è questo il numero politicamente più scomodo: in una regione alle prese con sanità, trasporti e infrastrutture, il bilancio presenta miliardi sulla carta ma nessuna quota formalmente destinata a nuovi investimenti.
Sul versante economico-patrimoniale il Rendiconto registra comunque un risultato d’esercizio positivo per 185 milioni. Attivo e passivo raggiungono i 18,7 miliardi, mentre il patrimonio netto è pari a 3,6 miliardi. I conti, dunque, tengono. Ma la battaglia in Aula si concentrerà sulla qualità della spesa e sulla distanza tra le risorse contabilizzate e quelle realmente utilizzabili. Perché un avanzo blindato dai vincoli può rassicurare i revisori, molto meno cittadini e imprese in attesa di servizi e investimenti.
